Prevedere il crimine e anticiparlo, riuscire a sapere in tempo orario e luogo del reato non è una suggestione di qualche serie tv americana. È ciò che è in grado di fare il sistema predittivo Xlaw messo a punto da un team di esperti dell’università Federico II: ha un’attendibilità dell’87%. In Campania, ogni anno vengono arrestati 5mila minori, il 65% dei quali ha già parenti in carcere. E in una città come Napoli, dove spesso si combatte la criminalità con le armi spuntate e si interviene sempre dopo una rapina con conseguenze spesso drammatiche, quel software potrebbe davvero essere la soluzione ed evitare che si ripetano tragedie come quella di Luigi Caiafa, Ugo Russo o Davide Bifulco? La risposta è sì.

In altre città come Venezia o Modena la polizia lo utilizza e più di una volta è stato fondamentale per impedire la commissione di un reato. Eppure non si capisce per quale motivo, non venga utilizzato sistematicamente da tutte le forze dell’ordine partenopee. Napoli è la seconda città italiana per indice di gravità dei crimini consumati dai minori. Vuol dire che non solo i giovanissimi delinquono (in percentuale il capoluogo campano è allineato con le altre grandi città d’Italia) ma lo fanno commettendo reati gravi e facendo un largo uso di armi che altrove non viene riscontrato. Gli indici sono più alti nei reati associativi: spesso i clan di camorra si servono dei giovanissimi per l’attività estorsiva, lo spaccio di droga o addirittura per eseguire sentenze di morte.

I dati emergono da uno studio condotto dal criminologo Giacomo Di Gennaro e discusso nel corso di un incontro con il prefetto di Napoli Marco Valentini. Di Gennaro ha lavorato alla progettazione di Xlaw ed è fermamente convinto della sua efficacia nella prevenzione dei reati. Sia chiaro, il software non è la panacea a tutti i mali della città ma, unito ad altri provvedimenti, potrebbe sicuramente fermare l’onda criminale che travolge soprattutto i giovani. «Bisogna ricostruire le politiche pubbliche per garantire maggiore sicurezza e in questo senso Xlaw potrebbe essere il perno di un nuovo modello di sicurezza e prevenzione – spiega Di Gennaro – Abbiamo raccolto i dati relativi agli ultimi venti anni e oggi saremmo in grado di dire quasi con certezza che in quel luogo della città e a quell’ora si verificherà questo reato». Xlaw rivoluzionerebbe completamente l’attuale modello di controllo del territorio analizzando le specificità dello stesso. «Il controllo del territorio oggi è diviso tra le varie forze di polizia, ma abbiamo visto che far girare auto a caso per la città non funziona», prosegue Di Gennaro.

La domanda allora sorge spontanea, perché non viene utilizzato? «Perché per funzionare il sistema deve essere condiviso da tutte le forze dell’ordine – spiega il criminologo – Vuol dire che carabinieri, polizia, guardia di finanza devono lavorare insieme e condividere sistematicamente tutte le informazioni. Bisogna intervenire sulla cultura che è la stessa da decenni per cambiare un modello ormai affermato». Si potrà obiettare: far sapere a un ladro che si sta attenzionando quel territorio potrebbe indurlo a cambiare zona e in quel caso Xlaw fallirebbe.

«Non è così. Abbiamo messo a dura prova l’effetto displacement (dislocamento), cioè abbiamo analizzato la probabilità che il ladro, capendo di essere sotto osservazione, cambi luogo, e abbiamo verificato che questo non succede – afferma Di Gennaro – Nei nostri studi abbiamo individuato aree che chiamiamo “riserve di caccia”, zone con caratteristiche e opportunità specifiche che vanno di pari passo con il reato, a prescindere dalla presenza di forze dell’ordine. Mi spiego, se devo rubare un rolex so che in una parte della città potrò farlo e in un’altra no perché non trovo la vittima». Xlaw non è la sola strategia da mettere in campo per arginare la criminalità. «Insieme con la prevenzione andrebbe modificato il codice penale, vanno potenziati i sostegni alle famiglie a rischio e va rivista la qualità della funzione rieducativa – conclude Di Gennaro – E in questo senso il Recovery Fund è una grande occasione per rivedere modelli di sicurezza e creare reti di servizi efficienti per i giovani. Bisogna agire perché questa è una città che grida giustizia».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.