Verrà pubblicata venerdì 13 novembre la nuova ordinanza, la numero 90, con misure ancor più restrittive per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Da alcuni comuni che entreranno in zona rossa alle zone più frequentate delle città dove ci sarà un accesso limitato con un maggior controllo da parte delle forze dell’ordine. C’è poi la questione scuola: l’ordinanza attuale, la numero 89, è in vigore fino a lunedì 14 novembre e prevede dal didattica a distanza dalle elementari alle superiori.

LA ZONA GIALLA E GLI ISPETTORI – La Campania è stata inserita nella zona gialla, quella considerata dal ministero della Salute meno grave rispetto alla arancione e alla rossa. Nei giorni scorsi gli ispettori del Dicastero guidato da Roberto Speranza hanno verificato di persona le condizioni in cui versano gli ospedali principali della città di Napoli (Cardarelli, Cotugno e Ospedale del Mare) ed entro lunedì forniranno 16 novembre forniranno una relazione completa su quanto appurato.

In attesa delle decisioni del ministero della Salute in base al monitoraggio della cabina di regia dell’Istituto superiore della sanità (che avrebbe indicato Campania e Toscana zone rosse), circostanza confermata anche dal sindaco Luigi de Magistris (“Campania zona rossa, me l’ha detto Speranza: la mia ordinanza ora non serve”), i contagi non calano e la pressione sugli ospedali di Napoli e provincia (ma anche sull’area casertana) non si attenua.

Zona rossa, cosa si può fare e quali sono i negozi aperti

L’Unità di Crisi regionale è a lavoro per l’istituzione di zone rosse nelle città della Campania dove si registra un livello alto di contagi e dove è indispensabile una drastica riduzione della mobilità, in coordinamento con le Prefetture competenti e con i Comuni per garantire l’indispensabile impiego delle Forze dell’Ordine per il controllo sui territori.

LE ZONE ROSSE – Il vertice è iniziato giovedì sera (12 novembre) e proseguirà anche domani. Nel mirino della task force l’area metropolitana di Napoli, tra le più colpite in Italia dopo Milano, e alcuni comuni del Casertano.

Nelle ultime 24 ore (dati aggiornati al bollettino del 12 novembre) sono stati registrati 1.843 nuovi casi in provincia di Napoli (totale casi dall’inizio dell’emergenza 61.996), 777 nuovi casi in provincia di Caserta (totale casi 18.595), 338 nuovi casi in provincia di Salerno (totale casi 11.177), 176 nuovi casi in provincia di Avellino (totale casi 5.019) e 124 nuovi casi in provincia di Benevento (totale casi 1.575). Sono in totale 1.624 i casi in fase di verifica per i quali non si conosce la provincia di residenza, 807 dei quali emersi nelle ultime 24 ore.

Oltre alla città di Napoli ci sono forti criticità nei comuni dell’area stabiese (Castellammare di Stabia in primis, Gragnano, Sant’Antonio Abate), in quelli dell’area a nord di Napoli (soprattutto Giugliano ma anche Melito di Napoli e Mugnano di Napoli), dell’area Vesuviana (Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, Portici, Ercolano). Nel Casertano situazioni critiche a Marcianise e Aversa e in altri comuni minori. Nel Salernitano preoccupa Scafati.

LIMITI A NEGOZI “NON ESSENZIALI” – Si stanno anche definendo misure di limitazione, per attività commerciali non essenziali, nei fine settimana. Tali decisioni saranno assunte sulla base della valutazione tecnica dell’Unità di crisi regionale e degli epidemiologi che ne fanno parte.

ACCESSO LIMITATO IN 4 AREE A NAPOLI CITTA’ – Accesso limitato e controlli intensificati in quattro zone considerate rosse a Napoli. E’ quanto deciso al termine della riunione in programma questa mattina, giovedì 12 novembre, in Prefettura. Le aree in questione che saranno presidiate dalle forze dell’ordine sono il lungomare (via Partenope), piazza del Plebiscitopiazza San Domenico Maggiore e Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, queste ultime presenti nel centro storico della città.

L’esito è arrivato al termine della riunione di coordinamento interforze di giovedì 12 novembre, presieduta dal prefetto Marco Valentini alla presenza dei vertici delle Forze dell’Ordine.

In particolare, in previsione del prossimo weekend – e salvo il sopravvenire di ulteriori, più stringenti, misure – sono stati riconsiderati i dispositivi di controllo del territorio già in atto nell’area metropolitana di Napoli, nonché valutati episodi di assembramento che si sono verificati il weekend scorso (7 e 8 novembre) in alcuni luoghi della città.

SCUOLA – Sulla riaperture delle scuole in Campania “stiamo lavorando pensando a una possibile ripartenza” aveva annunciato nei giorni scorsi Lucia Fortini, assessora alla Scuola della regione guidata dal governatore Vincenzo De Luca. Dopo la sentenza del Tar che ha respinto i ricorsi sulla chiusura degli istituti campani, rilevando che l’ordinanza regionale, valevole fino al 14 novembre, “si è dimostrata finora utile ed efficiente” per “garantire il diritto alla salute di tutti e di ciascuno”, l’assessora Fortini aveva ipotizzato un ritorno tra i banchi di scuole per gli studenti più piccoli.

LA PRIMA IPOTESI – “Stiamo ripensando a una possibile ripartenza della scuola. Nelle scorse settimane le organizzazioni sindacali avevano immaginato quali potessero essere le priorità, ovvero gli studenti che potevano avere delle difficoltà con la didattica a distanza. Abbiamo immaginato una ripartenza per la prima e la seconda classe della primaria, per i laboratori degli istituti professionali e tecnici, abbiamo già consentito la didattica in presenza per gli studenti disabili. Così come -aggiunge -stiamo pensando di aiutare quelle famiglie che possono avere difficoltà in questo momento immaginando la possibilità per i loro figli di ritornare alla scuola in presenza”.

LA SECONDA IPOTESI – Altro aspetto sul tavolo dell’assessora alla Scuola, dopo un incontro avvenuto nei giorni scorsi con i vertici dell’Asl, il presidente dell’associazione nazionale Comuni d’Italia in Campania Carlo Marino, le organizzazioni sindacali e il governatore Vincenzo De Luca, è quello relativo alla possibilità di passare a riaperture localizzate in Comuni dove il tasso di contagio è basso. “È il secondo nodo dal quale vorremmo ripartire il 14 novembre con la scadenza della proroga – ha spiegato Fortini-. Il problema è che per realizzare questo programma ci vuole chi si assuma la responsabilità di apertura nei singoli Comuni, se ne occupano i sindaci? E in base a quale indicatore? Resta anche il fatto che l’Unità di crisi non è favorevole a provvedimenti che prevedono disposizioni differenziate”.