Piacciano o meno, i numeri hanno un indiscutibile pregio: non mentono mai. Il che li rende indispensabili per fotografare le situazioni dalla giusta prospettiva. E che cosa ci dicono stavolta? Che la Campania, per quanto riguarda la gestione dell’emergenza Covid, non rappresenta il modello di efficienza decantato dal governatore Vincenzo De Luca né il clamoroso flop contro il quale parte della politica e dell’opinione pubblica punta il dito. Basta analizzare i dati sulla dotazione di posti in terapia intensiva pubblicati dal Sole 24 Ore. La Campania è fanalino di coda in Italia con appena 7.3 letti ogni 100mila abitanti, ben lontana dal vertice della classifica occupato – manco a dirlo – dal Veneto a quota 16.8.

Per mesi De Luca ha presentato la Regione come prima della classe attribuendosi il merito della risposta all’emergenza sanitaria ed economica con la quale il virus ha costretto il mondo intero a fare i conti. I dati pubblicati dal Sole 24 Ore, però, dimostrano il contrario. E cioè che la Campania non è pronta ad affrontare la seconda ondata della pandemia nonostante questa sia stata annunciata circa cinque mesi fa. Per la verità, nelle stesse condizioni versa la stragrande maggioranza delle Regioni, ben lontane dall’obiettivo di 14 posti di terapia intensiva per 100mila abitanti individuato a maggio scorso dal governo nazionale. Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta sono preparate, tutte le altre Regioni no. Nemmeno la Lombardia che fa registrare 9.8 letti per 100mila abitanti, sebbene la disponibilità di attrezzature per intervenire rapidamente sui pazienti più gravi renda la sua posizione più solida. Fatto sta che la Campania, per quanto riguarda le terapie intensive, versa nelle condizioni peggiori.

A questo si aggiungono altri problemi. Per lungo tempo la Campania ha occupato l’ultimo posto anche nella graduatoria delle Regioni che effettuavano il maggior numero di tamponi. Questo ha consentito di contenere il dato relativo ai positivi. Quando, in una seconda fase, i test sono stati notevolmente incrementati, allora anche il livello delle persone malate di Covid ha subìto un’impennata. Lo dimostra il monitoraggio eseguito dalla fondazione Gimbe, secondo il quale la Campania è ancora tra le Regioni che eseguono meno tamponi, con un rapporto tra test fatti e positivi pari all’8,9% e dunque tra i più alti d’Italia. E poi c’è il discorso delle spese: a luglio, secondo l’Anac, con quasi 204 milioni la Campania era al quarto posto della classifica delle Regioni che avevano speso di più per affrontare l’emergenza sanitaria.

Tutto ciò dimostra che la Campania non è un modello di efficienza. O, meglio, che il modello campano non è monodimensionale, ma è inevitabilmente caratterizzato da luci e ombre. La risposta decisa all’emergenza, il monitoraggio del rientro dei cittadini campani dalle vacanze estive e i test sierologici sul 90% del personale scolastico (a fronte di una media nazionale prossima al 60) sono titoli di merito che difficilmente possono essere contestati. Se è vero, dunque, che De Luca esagera nel presentare la sua Regione come modello di efficienza, è altrettanto vero che l’opposizione sbaglia nell’indicare la Campania come ultima della classe. In questo modo si rischia di non riconoscere le ombre e, nello stesso tempo, di perdere di vista le luci: il modo peggiore per uscire dal tunnel dell’emergenza.