Tante cose accomunano il neofascismo dei 5Stelle all’antenato in camicia nera: ma sopra tutte è il debito con le classi dirigenti che hanno accreditato l’uno e l’altro. Le squadracce che preparavano la querela contro l’aula sorda e grigia erano trattate dall’informazione d’allora esattamente come quella di questi anni descriveva la turba grillina che accerchia i palazzi del potere intimando ai parlamentari di uscire con le mani alzate: esuberanze scusabili e perfino giustificate a petto dell’inconcludenza corrotta della politica ordinaria che perde tempo in ghirigori senza frutto anziché cogliere il momento delle decisioni irrevocabili.

Non c’è più il primo industriale del Paese che saluta la “personalità dominatrice” del tribuno di Predappio, ma a farne la vece aggiornata è l’editorialista della stampa coi fiocchi che illustra la grande angolatura politica del programma teso a sostituire la classe dirigente corrotta e spiega le virtù esemplarmente democratiche dell’uno vale uno. Con l’unica differenza che queste erano almeno grammaticate, le requisitorie antiparlamentari degli sgherri di regime d’un secolo fa non si distinguono peraltro dalla propaganda che ha impiantato il potere grillino, la politica dell’onestà infine trionfante nel referendum che chiama gli italiani a scaracchiare sulle schede elettorali con l’immagine di Montecitorio e Palazzo Madama.

E via con il concerto dell’editorialismo giudizioso che magari avrebbe in mente una riforma migliore ma insomma non si può avere tutto e poi è ora di dare un segnale a questa politica addormentata che non ascolta la gente. E così, messo in prescrizione il residuo di democrazia rappresentativa medio tempore affidato all’opera demolitoria dei decreti personali del capo del governo, quel mite complesso reazionario che è il sistema della stampa perbene si affaccia sul disastro capitato al Paese non si sa come né per colpa di chi e chiama il banchiere a chiudere il capitolo del vaffanculo in pochette per due volte catapultato a “Chigi”. Il piccolo particolare è che quel capitolo l’hanno scritto tutto loro, con il governo che dopotutto stava “facendo bene” e con la salute pubblica dei novantamila morti che valeva eccome il massacro delle libertà costituzionali e lo sterminio delle attività economiche immeritevoli di ristoro.

E c’è conclusivamente quest’altro, a far simili i due fenomeni e ad accomunare la vicenda di chi ha contribuito a determinarli: che nessuno ne risponde, nessuno paga, perché erano tutti altrove, tutti al confino, quando imperversava l’analfabetismo al potere.