La vicenda di Bologna presenta aspetti specifici e generali che richiedono una riflessione di fondo. Diversamente da quello che è avvenuto nel passato (casi Cucchi e Aldrovandi), tutto è avvenuto con la massima trasparenza, quasi in diretta televisiva. È risultato evidente che Fakir era fuori di testa e che i due poliziotti hanno agito senza alcuna aggressività e ricercando essi stessi, avendo piena nozione dei guai che correvano, di offrire la massima visibilità di quello che stavano facendo, addirittura con l’uso di una bodycam, acquistata per via privata.

Fakir, la causa del disastro

Ad un certo punto, indipendentemente dalle loro intenzioni originarie, essi sono stati costretti ad ingaggiare la colluttazione con Fakir in seguito allo scontro fisico che questi aveva aperto con una altra persona che intendeva parcheggiare un’auto. Da tutto ciò emerge la estrema pericolosità di questi casi di immobilizzazione di soggetti alterati sul piano psichico e la difficoltà di graduare la forza degli interventi al di là della volontà di non provocare danni fisici rilevanti. Allora, a nostro avviso, la causa fondamentale del disastro che comunque è avvenuto, malgrado le cautele dei soggetti in campo (poliziotti e volontari della sanità) è stata la seguente: l’assenza di un medico in grado di valutare tutti gli aspetti della situazione e di sedare in tempi rapidi Fakir, evitando così ogni colluttazione evidentemente di per sé assai pericolosa.

L’errore di Lepore

Comunque, che non ci si trovasse di fronte a un episodio di brutale aggressione delle forze dell’ordine, ma ad un caso assai complesso, era del tutto evidente a chiunque guardasse la tv: ciò doveva essere chiaro anche al sindaco Lepore. Il sindaco sapeva benissimo quello che sarebbe accaduto qualora avesse convocato a caldo una manifestazione la cui unica motivazione era quella di protestare contro la polizia assassina. Convocando subito la manifestazione, Lepore ha voluto comunque mantenere un rapporto politico con gli estremisti ai quali offriva in ogni caso l’occasione di scendere in campo con la loro linea, puntando nel tempo medio al recupero di un rapporto politico elettorale al netto delle immediate polemiche sullo scatenamento della guerriglia urbana.

Lo schema politico della sinistra

È lo schema politico lungo il quale si muove la segreteria Schlein, che non a caso a suo tempo ha battuto il riformista Bonaccini grazie al sostegno dei grillini procurato dall’attuale capogruppo del Pd al Senato Boccia. Lo schema politico su cui si fonda il massimalismo anche culturale della segreteria Schlein è quello dell’unità con chiunque sia a sinistra (pas des enemy à gauche) anche con chi è filoputinista e contrario alla solidarietà con l’Ucraina fino al pro-Pal che a suo tempo hanno fatto manifestazioni simili a quelle verificatesi a Bologna. Questo schema politico porta il Paese allo sbando, perché colloca l’opposizione di sinistra su una linea estrema non certo di tipo riformista e gradualista. Certo in epoca di sovranismo, di populismo e di esibizionismo nell’immediato questa linea può ottenere anche dei risultati: basta pensare a quello che è accaduto in occasione del referendum per la separazione delle carriere: hanno votato NO sia I cultori della guerriglia urbana come gli Askatasuna, sia i magistrati dell’Anm, sia gli ultra europeisti come Paolo Gentiloni e Pierferdinando Casini.

Bologna, la guerriglia urbana della notte

Per cui che riguarda Bologna le cose non si sono fermate qui: grazie all’alzata di ingegno del sindaco Lepore per tutta la notte c’è stata una guerriglia urbana, i cui aspetti singolari però abbiamo potuto vedere attraverso la televisione: i poliziotti, per gli ordini ricevuti, sono stati in campo come se fossero dei pungiball e incassavano i colpi e li smorzavano grazie agli scudi: la loro unica reazione è stata quella, peraltro contestata anche da sinistra, dell’uso degli idranti e in modo assai parco dei lacrimogeni.

Risultato: una notte di guerriglia ha prodotto circa 70 agenti feriti e nessun arresto. Situazione paradossale che non può essere certo mantenuta all’infinito a meno di non mettere nel conto che almeno una volta a settimana gruppi estremisti sempre più organizzati, con componenti internazionali assai inquietanti si impadroniscono di questa o quella città e ne distruggono parte rilevante dell’arredo urbano senza correre rischi di essere perseguiti dalla giustizia. Esattamente quello che è successo a Bologna.