L’ufficio del Giudice di pace di Napoli è ormai al collasso. E quella della pandemia sembra non essere più una motivazione accettabile secondo gli avvocati che chiedono interventi urgenti per sbloccare lo stallo di una giustizia che «non può essere considerata minore perché interessa il singolo cittadino e perciò non può essere trascurata».

Di fronte a un mondo che, sebbene con difficoltà, sta riprendendo il suo ritmo naturale, di fronte ad attività economiche che ripartono, al turismo che si rimette in moto, persino al calcio che torna a diventare uno spettacolo cui è di nuovo possibile assistere all’interno di uno stadio, colpisce che questo settore della giustizia civile continui a essere rallentato quasi fino alla paralisi. Basti pensare che ancora si viaggia sulle dieci udienze al giorno per ciascun giudice di pace mentre, prima della pandemia, la media delle udienze giornaliere si attestava attorno alle sessanta udienze, con punte anche di cento udienze. Numeri che rendono bene l’idea dei rallentamenti denunciati dagli avvocati, degli arretrati accumulatisi e delle difficoltà di un settore afflitto anche da un’eccessiva sproporzione tra carichi di lavoro e numero di personale amministrativo e giudiziario. Di qui il ridimensionamento delle udienze, inaccettabile per gli avvocati che ieri si sono riuniti all’ingresso dell’ufficio del Giudice di pace di via Foria per segnalare tutte le difficoltà di una giustizia paralizzata. Perché i contenziosi dinanzi al giudice di pace rappresentano circa il 70% dei contenziosi della giustizia civile.

«La situazione degli uffici dei giudici di pace di Napoli e di tutto il circondario non è più sopportabile», ha affermato Antonio Tafuri, presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli nel corso di una conferenza negli uffici dell’ex caserma Garibaldi indetta per denunciare la situazione di paralisi che finisce per danneggiare non solo gli avvocati ma i cittadini tutti. «C’è una limitazione assolutamente intollerabile – ha aggiunto – Ciascun giudice può trattare solo dieci cause, praticamente siamo alle stesse misure di quando la Campania entrò in zona rossa lo scorso autunno. Noi non ci stiamo – ha sottolineato il presidente degli avvocati napoletani – e non vogliamo aspettare perché dobbiamo dare soddisfazione ai nostri assistiti». «Abbiamo chiesto al Ministero il processo telematico anche al Giudice di pace – ha spiegato Tafuri – I giudici sono giovani e sembra un paradosso che proprio dove ci sono i giovani più avvezzi a usare i mezzi informatici non ci sia la possibilità di lavorare in questo modo. Ai capi degli uffici, invece, abbiamo chiesto di distribuire le udienze nell’arco di tutta la settimana in modo da risolvere il problema della condivisione delle stanze e consentire ai giudici di trattare più di dieci fascicoli al giorno, di raddoppiare o triplicare questo numero. Una misura banale che purtroppo non siamo ancora riusciti ad avere».

Il circondario di Napoli comprende gli uffici del giudice di pace di Napoli, Barra, Ischia e Capri, un’ampia area della città dunque, il che si traduce in contenziosi che incidono sulla vita di migliaia e migliaia di cittadini. «Stiamo assistendo, purtroppo con il diniego di ogni nostra offerta di collaborazione, alla vera e propria negazione di ogni diritto e aspettativa ad avere una giustizia efficiente, rapida e vicina alle esigenze della cittadinanza», hanno tuonato gli avvocati. La posizione del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli è molto critica.

«I provvedimenti restrittivi, sia delle udienze che delle attività di cancelleria, sono quelli che hanno caratterizzato i momenti più critici della pandemia e, senza minimamente considerare il sensibile miglioramento della situazione epidemiologica e l’avvenuta vaccinazione di quasi la metà della popolazione campana, sono state sempre respinte tutte le istanze dell’avvocatura volte a estendere a questo settore giudiziario le misure di ripartenza e di ripresa che ormai interessano tutto il mondo produttivo. Riparte il Paese ma non il Giudice di Pace del circondario di Napoli».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).