Il tempo scorre lento, all’Ultima Spiaggia. Ma scorre. L’oasi protetta della gauche è sempre lì, dal 1987, ma sta cambiando pelle. Una volta Capalbio era la “piccola Atene”. Da Roma arrivavano intellettuali e dirigenti di partito, chi con la corriera, chi accompagnato in macchina da amici. Adesso il parcheggio del lido ospita Tesla, Porsche e qualche Ferrari. Capalbio è lo specchio della sinistra, la cartina al tornasole di una nuova generazione.

Memoria storica è il patron, Riccardo Manfredi. Ci fa da guida: «Qui c’era il tavolo-Scalfari. Quattro tavoli messi in quadrato su richiesta di Eugenio Scalfari che veniva in spiaggia e si riuniva con Mario Missiroli, Corrado Augias, Andrea Barbato, Fabiano Fabiani, Umberto Eco e Fabio Borrelli», tutti impegnati in disquisizioni di ore, tra una frittura e un Gran misto mare, il piatto forte dell’Ultima. Poi arrivarono Barbara Palombelli e Francesco Rutelli, che dopo anni a Filicudi quest’anno sono tornati, con base a Pescia Romana. Claudio Petruccioli e Chicco Testa sono presenze fisse da quarant’anni. Anche Achille Occhetto era di casa.

Una domenica di maggio del 1991 intavolò un fitto colloquio con il segretario del Pri, Giorgio La Malfa, in un tavolo d’angolo. «Non so cosa si dissero ma l’indomani mattina il Pri tolse il sostegno al pentapartito per aprire a un governo più a sinistra». Di qui è passata la storia, insomma. E adesso? La sociologia. L’antropologia culturale. «Qui venivano a confrontarsi, a leggere, a scrivere l’incipit di un romanzo. Si parlava, sotto agli ombrelloni, per ore. Ora c’è sempre un clima amichevole, di relax, ma molto meno impegnato». Dove un tempo campeggiava il bancone dei giornali, pendono le ricariche degli iPhone.

Tra volti nuovi e habitué, ritroviamo Chicco Testa, con l’immancabile camicia di lino bianca, che condivide un caffè con Maurizio Caprara del Corriere, camicia di lino blu. C’è Luigi Coldagelli, ineffabile portavoce del sindaco Roberto Gualtieri, che cammina sul bagnasciuga parlando al telefono. Una volta il bar serviva calici di vermentino toscano, adesso va lo Spritz col Cynar. Qualche quotidiano cartaceo fa ancora bella mostra di sé, con le prime pagine portate via dal libeccio. «Li mettiamo a disposizione dei clienti, da sempre. E qualcuno li chiede. Ogni tanto», ci dice Manfredi, per tutti “Cedrone”. Nostalgia del passato? «Un po’ di malinconia», concede.

L’Ultima Spiaggia racconta, ombrellone dopo ombrellone, un Paese che cambia. All’inizio dell’avventura regnava la semplicità. C’erano tre piatti, ben pochi in servizio. Arrivando, e siamo ancora a maggio, troviamo 53 persone. Dodici nella cucina grande, quattro dedicate alla cucina per la spiaggia: si pranza anche sotto l’ombrellone, dove viene portato un tavolino imbandito. I clienti badano agli ingredienti, alla cucina sana, alla linea. A quella del corpo, non più a quella politica. «Il mio cuore è di centrosinistra, sono nato in una famiglia di fanfaniani. Ma qui oggi vengono imprenditori, professionisti, gente che una volta votava a sinistra e adesso magari vota Forza Italia, FdI e Lega. Anzi: se la Lega ha vinto al Comune di Capalbio – conclude “Cedrone”– credo che la sinistra qualche domanda se la debba fare».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.