Qualcosa cova sotto la cenere
Lo scontro tra Meoni e Turmp e la politica estera trasformata in Temptation Island…
A distanza di giorni, la polemica tra Giorgia Meloni e Donald Trump continua a produrre effetti politici. È vero che la politica estera non è, come ha osservato la presidente del Consiglio, una sorta di “Temptation Island”. Ma non può nemmeno trasformarsi in un gioco dei bussolotti, dove le responsabilità si confondono e le conseguenze scompaiono.
Lo status quo ante resta la stella polare di Giorgia Meloni nel rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti. Per la presidente del Consiglio, il casus belli scoppiato con Donald Trump rappresenta una parentesi, nulla di più. Non sappiamo come la pensi il presidente americano, ma è evidente che la sua visione sia diversa da quella dell’inquilina di Palazzo Chigi. La polemica è ancora aperta e Trump sembra essersela legata al dito. Il caso Sigonella dell’era Trump rischia così di passare alla storia come una frattura senza precedenti nei rapporti tra la leadership americana e quella italiana. Non uno scontro personale tra due capi di governo, ma una divergenza politica destinata a lasciare strascichi. Paradossalmente, sul piano interno, la vicenda ha favorito Fratelli d’Italia. Gli italiani guardano con crescente diffidenza a Trump e hanno invece apprezzato la fermezza mostrata da Meloni.
La strada che la presidente del Consiglio potrebbe essere costretta a percorrere è quella di un più convinto radicamento europeo, abbandonando le oscillazioni che negli ultimi anni l’hanno vista muoversi tra Bruxelles, Strasburgo e Washington. Tuttavia, la coalizione di maggioranza non gode di ottima salute. In questo quadro si inserisce Roberto Vannacci, che sta intercettando voti provenienti sia dall’area meloniana sia da settori che gravitano attorno al campo progressista. Sarebbe un errore di grammatica politica, tanto per la destra quanto per la sinistra, sottovalutarne il potenziale. Secondo alcuni osservatori, una parte dei circoli internazionali conservatori che avevano guardato con favore a Meloni osserva oggi con crescente interesse il fenomeno Vannacci, mentre dalla Russia sembrano arrivare segnali di tacito gradimento. È un elemento che merita attenzione, indipendentemente dai risultati che Futuro Nazionale riuscirà a conseguire.
Nel frattempo, i partiti del centrodestra continuano a non trovare un accordo sulla legge elettorale. Il nodo resta quello delle preferenze, osteggiate da Matteo Salvini e Antonio Tajani. Fratelli d’Italia continua invece a sostenerle, pur sapendo che un eventuale emendamento favorevole rischierebbe di essere bocciato da una maggioranza trasversale in Parlamento. La nuova legge elettorale, nata con l’obiettivo dichiarato di evitare governi di larghe intese, rischia così di produrre un Parlamento composto da deputati e senatori nominati più che eletti. E attorno al campo largo ruota una galassia di sigle e movimenti il cui peso elettorale resta tutto da verificare. Sotto la cenere covano problemi che non possono essere ignorati. Nel partito esistono sensibilità diverse e competizioni interne che restano per ora sottotraccia. Se la Meloni del partito di via della Scrofa appare meno brillante rispetto al passato, quella di governo si trova davanti a sfide ancora più impegnative. E il confronto con Trump, lungi dall’essere archiviato, rischia di rappresentare soltanto il primo capitolo di una stagione politica più complessa di quanto oggi appaia.
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