La questione morale della magistratura è al centro del dibattito da tempo, ma guai a pensare che tutti i mali siano iniziati e finiti con il caso Palamara. All’ultimo congresso di Magistratura Indipendente i capi degli uffici giudiziari napoletani lo hanno sottolineato puntando l’accento su un concetto molto chiaro, ma anche molto importante perché, se sarà davvero raccolto da tutti i pm, annuncerebbe una sorta di rivoluzione culturale all’interno della categoria delle toghe. Credibilità e fiducia sono le parole chiave. Come a dire che dopo l’era dello strapotere e delle lobby, delle correnti e del “sistema”, sta per cominciare una nuova era. Sarà davvero così?

Per capirlo bisognerà stare bene attenti a come saranno decisi in futuro i ruoli di vertice in seno ai maggiori uffici giudiziari, a come saranno gestite le inchieste e i processi, soprattutto quelli che più espongono a spettacolarizzazioni e strumentalizzazioni varie, a come i vari sostituti condurranno le loro istruttorie, e così via. Lo ha evidenziato bene il procuratore generale Luigi Riello quando, prendendo la parola al congresso di Magistratura Indipendente che si è svolto venerdì scorso sui temi della riforma della giustizia e della cultura della giurisdizione, ha ricordato che «su tutti i temi, sia processuali che ordinamentali, incombe la priorità assoluta di restituire dignità e credibilità alla magistratura italiana». «Questo – ha aggiunto – è l’imperativo categorico che abbiamo di fronte. I temi ordinamentali e processuali sono quindi lo strumento per raggiungere questo obiettivo».

Che si sia ormai segnata una frattura irrimediabile con il passato è innegabile. «Non è più tempo di analisi – ha affermato Riello – , le analisi devono essere utili per arrivare a ricette, a soluzioni. Molti convegni sono ricchi di analisi fumose come se un medico andasse a visitare un malato e facesse la diagnosi senza dare la terapia. Ora – ha aggiunto utilizzando la metafora – è arrivato il momento di dare la terapia, e di farlo in maniera molto chiara, senza infingimenti, perché non possiamo più far finta di nulla». Questione morale, crisi, credibilità collettiva da recuperare, etica da valorizzare sono termini che ricorrono nel dibattito sulla giustizia spingendo molti pm a una sorta di mea culpa di categoria. Ma sarà una presa di coscienza di tutti? È evidente che all’interno della magistratura ci siano molte preoccupazioni sul futuro della categoria tanto da parlare, anche apertamente, di credibilità da recuperare nei confronti dei cittadini tutti, siano essi vittime o presunti colpevoli di un reato.

Il procuratore generale Luigi Riello ha poi citato ‘A livella, poesia scritta da Totò nel 1964: «Termina citando ‘nu rre, ‘nu magistrato e poi genericamente ‘nu grand’ommo. L’avrebbe scritta Totò, oggi nel 2021, la stessa poesia? Dubito che l’avrebbe fatta e se siamo in questo stato è per la colpa di pochi, ma non di pochissimi, e per il concorso di molti che hanno concorso anche con il loro silenzio». «Dobbiamo fare una grande analisi, un esame di coscienza – ha detto Riello – perché sarebbe comodo bruciare la strega Palamara e ritenere che una volta cacciato Palamara dalla magistratura si siano risolti tutti i problemi e la magistratura ritorni pura, limpida e immacolata. Purtroppo non è così».

E non sarà nemmeno facile per le toghe recuperare gli effetti della crisi che ha investito la categoria, considerato che bisognerà sanare anche le ferite laceranti sul piano istituzionale causate dalla crisi del Csm. «Pitagora esortava a dare vita a buoni esempi per evitare di scrivere nuove regole, il contrario di quello che si fa in Italia dove con nuove leggi ci si illude di poter risolvere tutto». «Socrate diceva che le parole troveranno credito quando i fatti daranno certezze». «Questa volta – ha concluso Riello intervenendo al convegno – siamo veramente al capolinea, dobbiamo fermarci, operare e ragionare perché fare un passo avanti significa andare veramente nel baratro»..

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).