Non si arrendono i magistrati di Palermo. Dopo aver tenuto per circa 25 anni in ostaggio l’ex ministro Calogero Mannino, assolto lo scorso dicembre dalla Corte di Cassazione nel processo, in abbreviato, sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia, la procura generale del capoluogo siciliano ha depositato una memoria in cui parla di “manifesta illogicità della motivazione assolutoria” dell’ex ministro Calogero Mannino “con riferimento ai fatti in precedenza accertati nel procedimento a carico dello stesso per concorso esterno in associazione mafiosa, indicativi di pluriennali rapporti con importanti esponenti mafiosi”, come si legge nella memoria in possesso dell’Adnkronos.

Lo scorso 11 dicembre 2020 i giudici della sesta sezione penale hanno infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura generale di Palermo contro il proscioglimento di Mannino, emesso il 22 luglio 2019 dalla Corte di Appello di Palermo.

La memoria è stata depositata oggi, lunedì 31 maggio, dai sostituti procuratori Giuseppe Fici e Sergio Barbiera nel corso del processo stralcio in corso davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Palermo. Imputati di minaccia a Corpo politico dello Stato sono gli ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno e l’ex capo del Ros Antonio Subranni, l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, i boss Leoluca Bagarella e Antonino Cinà e il pentito Giovanni Brusca.

Un testo di 78 pagine e 21 capitoli che, secondo i pm, “non mette in discussione il giudicato assolutorio” ma c’è “necessità di parlarne” per rimarcare alcuni fatti. I sostituti procuratori generali parlano di “motivazione illogica con travisamento del fatto, con riferimento alla verosimile consapevolezza e alla verosimile approvazione da parte del dottor Paolo Borsellino dell’iniziativa dei carabinieri Mori e De Donno di agganciare Vito Ciancimino”. Secondo Fici nella sentenza d’appello di assoluzione dell’ex ministro Mannino “si registra una omessa e contraddittoria motivazione con travisamento dei fatti, con riferimento alla vicenda relativa alle cosiddette indagini su mafia e appalti“.

Per la Procura generale “le motivazioni del giudice di primo grado del processo Mannino sono approssimative e confuse anche nella ricostruzione del percorso argomentativo dell’accusa, mentre quelle dell’appello sembrano più che altro incentrate a enfatizzare ogni possibile criticità, a volte con evidente travisamento dei fatti, piuttosto che valutare la coerenza del ragionamento dell’organo requirente”.

La reazione di Mannino non si lascia attendere: “Sono attonito di fronte al fatto che la Procura Generale di Palermo non tenga in alcuna considerazione la decisione della Cassazione e la richiesta di inammissibilità dei motivi proposti dalla Procura Generale della Cassazione” ha dichiarato interpellato dall’Adnkronos. “Sul mio abbreviato si è formato un giudicato definitivo validato da un Gup in primo grado, da una Corte D’Appello in secondo grado e dalla Cassazione in terzo grado”.

 

 

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