Nemmeno il tempo di entrare ufficialmente in carica (la proclamazione è prevista per lunedì prossimo) che Gaetano Manfredi scivola sulla prima buccia di banana. Dopo aver annunciato l’intenzione di riaprire via Partenope al traffico e di renderla isola pedonale soltanto nei fine settimana e in alcune ore della giornata, il neo-sindaco di Napoli è stato bacchettato dal suo predecessore. Luigi de Magistris, che dopo essere stato sconfitto alle elezioni regionali calabresi sembra nuovamente interessato alle vicende napoletane, ha infatti ricordato a Manfredi come il lungomare sia oggetto di una gara pubblica finalizzata alla riqualificazione e alla pedonalizzazione: un progetto da quasi 14 milioni di euro. «Un uomo delle istituzioni come Manfredi – ha osservato de Magistris – non può non sapere che non dare seguito a una gara pubblica significa perdere finanziamenti e commettere palesi illegittimità sul piano amministrativo», oltre che rinunciare a «uno dei principali brand usati per trasformare la città dei rifiuti nella città del turismo».

Per carità, sulla gestione di via Partenope le responsabilità dell’ormai ex “sindaco con la bandana” sono macroscopiche. Anzi, il lungomare rappresenta uno dei fallimenti più evidenti della sua amministrazione. Pedonalizzato nel 2013, sfruttando l’occasione offerta dall’America’s Cup, e celebrato come un simbolo di liberazione, il «tratto di strada più bello al mondo» è stato nuovamente riaperto al traffico a fine 2020 per rimediare alla paralisi alla quale il blocco della Galleria Vittoria (e quindi l’incapacità dell’amministrazione comunale) avevano condannato Napoli. Senza dimenticare che, tra la prima pedonalizzazione e la riapertura del lungomare, la città è rimasta praticamente ferma: basti pensare al mancato rilancio di Bagnoli e delle periferie.

Stavolta, però, de Magistris pone un problema serio che è quello della perdita di milioni di euro di finanziamenti per via Partenope. Possibile che Manfredi, uomo di scienza e di numeri, non ne abbia tenuto conto prima di annunciare la riapertura al traffico del lungomare? Possibile che un ex ministro, che della sobrietà e dell’approccio tecnico alle questioni ha finora fatto la cifra del proprio impegno politico, si abbandoni a dichiarazioni tanto affrettate? Interrogativi dietro i quali si cela il metodo con il quale il nuovo sindaco intende affrontare la sua prima esperienza a Palazzo San Giacomo. La scelta è tra due modelli.

Il primo è il metodo Draghi al quale Manfredi ha fatto capire di volersi ispirare nella composizione della sua giunta. Il che significa non solo equilibrio tra componente politica e componente tecnica dell’esecutivo, ma anche basso profilo, conoscenza approfondita dei dossier e risolutezza nelle decisioni. Il secondo modello, invece, rimanda proprio a de Magistris ed è quello basato sul sistematico tentativo di piegare le questioni amministrative all’ideologia e di alimentare un populismo inconcludente. Ecco, Manfredi deve scegliere se imboccare la prima o la seconda strada. Anzi, sarebbe il caso che abbandonasse definitivamente quella tracciata da Dema e che ha condotto Napoli allo sfascio. Deviazioni non sono ammesse. E quel 62% di consensi glielo ricorda.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.