Per due volte arrestato e incarcerato, per due volte assolto con la formula del “fatto non sussiste”. È la storia di malagiustizia che ha visto protagonista Serafino Generoso, fino al 1992 potente assessore ai Lavori Pubblici democristiano della Regione Lombardia, che oggi nel secondo giorno di votazioni per l’elezione del presidente della Repubblica ha incassato cinque voti.

Avvocato 73enne di Pozzo d’Adda, nell’hinterland milanese, si vide arrestare per la prima volta nel 1992, il 25 novembre, mentre in Regione la sua Dc aveva chiuso l’accordo per la giunta col Psi guidata da Fiorella Ghilardotti.

Dieci giorni di custodia cautelare per una storia di mazzette negli appalti post alluvione in Valtellina”, raccontò in una intervista al Giornale Generoso, che poche ore dopo quell’intesa “ero a San Vittore”. Una prima vicenda giudiziaria da cui l’assessore democristiano esce assolto e risarcito con 50 milioni di lire.

I magistrati però non si fermano: l’anno successivo il secondo arresto con 21 giorni trascorsi in carcere. Questa volte l’accusa è di tentata concussione in relazione a presunte tangenti per la realizzazione della centrale Enel di Turbigo, in provincia di Milano.

Risultato? Assolto dalla seconda sezione penale del tribunale di Milano, mentre la pm Margherita Taddei aveva chiesto per lui una condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione. 

Sono stato arrestato due volte ed in entrambi i casi assolto perché il fatto non sussiste. Sono contento ma certo c’è tanta amarezza per quello che ho subito. In questi anni ho ripetuto sempre che non c’entravo nulla ma è stato veramente difficile farsi ascoltare”, dichiarava dopo la seconda assoluzione l’ex assessore. 

Su quelle vicende, sul suo essere vittima di malagiustizia, Generoso tornerà a parlare in una intervista a Il Giornale del 2011. I problemi, manco a dirlo, erano gli stessi di quelli odierni: “La custodia cautelare resta un problema grave. Andrebbe limitata ai fatti di sangue, e per quelli amministrativi usata solo in casi estremi”, denunciava 11 anni fa Generoso. Non solo, parole nette anche sull’obbligatorietà dell’azione penale, che “si traduce con potere discrezionale. Va abolita, ma è l’intero sistema che va riformato, dai tempi dell’indagine alla responsabilità civile dei magistrati”.

Oggi un ‘riconoscimento’ nei suoi confronti da parte di cinque grandi elettori, che nel segreto dell’urna hanno deciso di ricordare così una delle tante vittima di malagiustizia del nostro Paese.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia