La burocrazia eccessiva rallenta la crescita del Paese. La mancanza di informatizzazione pure. Nei due mesi di lockdown gli uffici tecnici, quelli che rilasciano pareri fondamentali per l’esito delle procedure legate a opere e interventi, sono rimasti fermi. “Nessun parere del Genio civile, della Sovrintendenza, del Provveditorato delle opere pubbliche viene emesso in questo periodo di emergenza perché si lavora con il cartaceo e per legge ci vogliono riunioni fisiche delle persone”, spiega Edoardo Cosenza, ingegnere e docente universitario, componente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici ed ex assessore regionale. Una paralisi nella paralisi, quindi.

“Per approvare le linee guida per la verifica dei ponti stradali – racconta – abbiamo dovuto fare un’approvazione ‘forzata’ via posta elettronica che poi ratificheremo nella prima riunione fisica possibile, altrimenti non si sarebbero approvate le linee guida per i ponti stradali esistenti e sappiamo quanti hanno criticità o necessitano di manutenzione”. Quelli della Tangenziale di Napoli e dell’autostrada Napoli-Salerno, ad esempio, pur non versando in situazioni di particolare allarme vanno monitorati per far fronte ai problemi dell’età, perché si tratta di ponti costruiti negli anni ’50 e ’60. Per questo tipo di lavori come per quelli per la Metropolitana di Napoli o per la riqualificazione di Bagnoli, che è tra le opere più rilevanti del nostro territorio, il modello Genova potrebbe essere l’esempio da seguire: meno burocrazia e tempi rapidi. A voler tracciare una mappa sarebbero un’infinità i lavori da considerare, molti dei quali sospesi da tempo immemore tra grovigli burocratici e cavilli legali.

“La messa in sicurezza idraulica del fiume Sarno, le opere di depurazione rimaste incompiute addirittura dai tempi del generale Jucci, le opere di depurazione sul litorale domizio importanti per il territorio e per la salute dei cittadini, il policlinico di Caserta che è in costruzione da un numero di anni che non si ricorda più. Di esempi ce ne sarebbero moltissimi”, dice Cosenza ragionando sulla possibilità di rendere il modello Genova non un’eccezione ma la regola. “Il ponte di Genova, come l’Expo di Milano o alcune ricostruzioni post-emergenziali, sono la dimostrazione che con le deroghe si fa in tempo – aggiunge – Basta vedere quali leggi non sono state seguite per il modello Genova e decidere di evitare di seguirle anche per il futuro. Altrimenti ci saranno opere di serie A e opere di serie B e si continuerà, come riportano le statistiche, a dover attendere, per un’opera che supera i 100 milioni di euro, 15 anni, 8 o più dei quali impiegati solo tra autorizzazioni, procedure burocratiche e ricorsi”.

E il discorso non cambia se si parla di tecnologia e sviluppo dei territori. “Siamo un Paese ai primi posti nel mondo per produzione scientifica, soprattutto se rapportato al numero di ricercatori e alla spesa pubblica in ricerca, ma siamo agli ultimi posti per capacità di generare innovazione a partire queste conoscenze”, afferma Luigi Carrino, ingegnere, docente universitario e presidente del distretto aerospaziale della Campania che coinvolge 160 imprese.

“Questo dipende da molti fattori, uno è legato alla lungaggine dei processi decisionali per la valutazione dei progetti di trasferimento tecnologico – spiega – Quando esce un bando che vuole finanziare un’applicazione per trasformarla in conoscenza delle nostre imprese i tempi di valutazione ex ante sono talmente lunghi e talmente complicati dalla burocrazia che spesso l’approvazione di un progetto arriva quando quel carattere di innovazione è in gran parte superato”. In media tra i tre e i quattro anni, troppi per stare al passo con l’innovazione tecnologica. E allora quale potrebbe essere la soluzione?

“Bisognerebbe spostare l’attenzione eccessiva che c’è attualmente per la valutazione ex ante verso valutazioni in itinere ed ex post, in modo da essere molto rapidi nel decidere se un progetto di innovazione va finanziato e poterlo poi controllare in maniera rigorosa per verificare se alla fine abbia ottenuto i risultati che aveva detto di voler raggiungere, prevedendo sanzioni per chi commette violazioni o irregolarità. Perché non si può sempre giustificare la lentezza burocratica con il fatto che attraverso i controlli si impediscono atteggiamenti irregolari o illegali”, aggiunge. Servono dunque semplificazioni, tempi di decisione rapidi, e anche uno sguardo al futuro. “Per superare questa crisi occorre avere un orizzonte temporale più ampio – osserva Carrino – altrimenti, quando usciremo dallo stordimento della paura e del panico, ci saranno macerie economiche”.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).