Carola Rackete è stata fermata in Germania. La 32enne, ambientalista e attivista tedesca, stava protestando contro la deforestazione di 27 ettari di alberi per fare spazio a un’autostrada. Rackete è diventata molto celebre in Italia per via del suo impegno da comandante sulla nave di salvataggio Sea-Watch 3, della Ong Sea Watch, nel Mediterraneo. Un episodio che ebbe risonanza internazionale e che la pose in uno scontro diretto con l’allora vice primo ministro e ministro dell’Interno, segretario della Lega, Matteo Salvini. Rackete si trovava su una casa sull’albero quando è stata fermata dalla polizia.

Gli agenti hanno condotto un’operazione di sgombero nei confronti di diversi attivisti ambientali nella foresta dell’Assia Dannerroeder Frost. La donna, con altri manifestanti, stava protestando contro l’abbattimento di una porzione di 27 ettari di foresta. Una deforestazione condotta per consentire i lavori di ampliamento dell’autostrada A49 presso Homberg. La notizia è stata resa nota dall’agenza Dpa. “Non possiamo rimanere a casa e sperare che altri faranno il lavoro sgradevole per noi”, ha dichiarato Rackete che ora si trova in custodia cautelare. L’ex comandante della Sea Watch è anche attivista di Extinction Rebellion, movimento ecologista vicino a quello dei Fridays for future, anche se più estremo ed esplicito nelle manifestazioni che diventato in alcuni casi delle vere e proprie messe in scena.

IL CASO SEA WATCH – Carola Rackete è diventata nota nel giugno del 2019. Al comando della nave da salvataggio Sea-Watch 3 decise di forzare la chiusura del porto di Lampedusa, disposta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. A bordo trasportava 42 rifugiati. Venne arrestata con l’accusa di resistenza a nave da guerra e tentato naufragio. La Cassazione, lo scorso febbraio, ha stabilito che Rackete rispettò le disposizioni sul “salvataggio in mare” perché “l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro”. Queste le motivazioni sul no all’arresto della comandante. La gip di Agrigento Alessandra Vella comunque non aveva convalidato l’arresto di Rackete invocato all’epoca dei fatti dall’allora ministro dell’interno Matteo Salvini.