Il governo Draghi è ormai insediato. La quasi totalità delle forze politiche presenti in Parlamento ha annunciato il proprio sostegno e partecipa con propri esponenti all’esecutivo. Solo Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni ha manifestato la propria opposizione, pur restando disponibile a discutere specifici provvedimenti. Ma come l’hanno presa gli italiani? Si sa che la netta maggioranza dell’elettorato è favorevole a Draghi. Quest’ultimo ha raccolto livelli di fiducia elevati sin da quando è stato indicato da Mattarella.

Conquistando da subito il consenso dei cittadini. Un sondaggio Demos, effettuato tra il 3 e il 5 febbraio (e pubblicato su Repubblica) ha assegnato a Draghi una approvazione (voti uguali o superiori a 6 su una scala da 1 a 10) pari al 68%. Al tempo stesso, tuttavia, al di là del dato acquisito della popolarità generalizzata, sono anche emersi, fino a qualche giorno fa, dubbi e perplessità di vario genere. Secondo l’ultima edizione del Radar di Swg (un’ottima iniziativa settimanale, che offre informazioni aggiornate sul sentiment politico degli italiani), che riporta i risultati di un sondaggio effettuato nello stesso periodo (tra il 3 e il 5 febbraio), l’entusiasmo espresso inizialmente per l’affidamento a Draghi dell’incarico sarebbe stato relativamente contenuto (42%, a fronte del 32% che avrebbe preferito il varo di un esecutivo Conte ter), con una notevole scontentezza all’interno dell’elettorato di qualche partito.

In particolare, a fronte di una diffusa soddisfazione tra gli elettori della Lega (55%), la netta maggioranza dei votanti per i partiti protagonisti dell’esecutivo precedente dichiarava la propria disapprovazione: sia il 65% degli elettori del Pd che addirittura l’85% dei votanti per il Movimento Cinque Stelle affermavano solo poco più di una settimana fa che “avrebbero preferito che le forze della precedente maggioranza avessero trovato un accordo per un Governo Conte ter”. Poi le cose sono radicalmente cambiate e la partecipazione effettiva al governo della gran parte delle forze politiche ha mutato sostanzialmente i giudizi dei diversi elettorati. Lo prova, da ultimo, un sondaggio Ipsos, pubblicato sabato sul Corriere della Sera (e realizzato tra il 9 e l’11 febbraio), che attesta che il 62% degli italiani intervistati gradisce la scelta del Presidente della Repubblica.

Come scrive Nando Pagnoncelli, autore della ricerca, «con il passare dei giorni aumenta il consenso per la scelta di affidare l’incarico per la formazione di un nuovo Governo a Mario Draghi». In effetti, l’approvazione che risulta dal sondaggio Ipsos è divenuta assai più estesa di quanto rilevato in precedenza da Swg. Non solo: i giudizi positivi appaiono indiscriminatamente più elevati all’interno dell’elettorato di tutti i partiti, specialmente Pd (85% di approvazioni) e Forza Italia (87%) e anche tra gli astenuti e gli indecisi (nonché in larga misura tra i votanti per Fratelli d’Italia, malgrado la contrarietà espressa dai vertici di questa forza politica: una scelta quest’ultima che però risulta al tempo stesso approvata da poco meno di tre quarti – 74% – dell’elettorato del partito).

È ragionevole pensare che negli ultimi giorni – specie a fronte della partecipazione alla squadra di governo degli esponenti di questi partiti – i dubbi espressi in precedenza dagli elettorati di diverse forze politiche si siano fortemente attenuati. È difficile credere, tuttavia, che le perplessità rilevate inizialmente all’interno degli elettorati di Pd e M5s si siano improvvisamente e interamente dissolte. Per ciò che concerne i grillini, si tratta di un fenomeno evidente e noto a tutti: i risultati del referendum interno effettuato su Rousseau lo mostrano chiaramente. Rispetto alle percentuali di approvazione della base interpellata per la partecipazione dei pentastellati ai governi precedenti (94% in occasione del varo del primo governo Conte e 79% al momento dell’ingresso nel Conte bis), la maggioranza che si è espressa per l’appoggio all’esecutivo guidato da Draghi è stata piuttosto risicata: 59% a fronte del 41% di contrari.

Questa situazione ha portato, come si sa, al concretizzarsi di una considerevole opposizione interna alla dirigenza del M5s (simboleggiata in primo luogo dall’addio di Di Battista) che potrebbe portare in un prossimo futuro a fratture ancora più marcate. Ma anche l’elettorato del Pd, malgrado la coesione mostrata nelle ultime ore, rimane largamente diviso al suo interno. Tanto che i ministeri assegnati sono stati accuratamente ripartiti in base alla corrente di appartenenza. Anche il consenso espresso dalle intenzioni di voto (secondo le stime elaborate da Eumetra) risulta un po’ diminuito in questi giorni ed è pari oggi al 19,5%. La gestione Zingaretti (e la sua dichiarazione di “appoggio unanime” a Draghi) è in realtà contestata da molti e la resa dei conti congressuale è solo rimandata.

È assai probabile che l’esistenza del governo Draghi produrrà probabilmente mutamenti significativi – e talvolta veri e propri sconquassi – nell’offerta attuale del sistema politico. Da questo punto di vista è legittimo pensare ad un possibile accentuarsi delle divisioni e delle fratture all’interno di diverse forze politiche. Resta il fatto che per l’elettorato di vari partiti, quello per Draghi risulta essere un entusiasmo della ultima ora. Il cui mantenimento e la cui conferma dipenderà dai provvedimenti concreti che l’esecutivo guidato dall’ex presidente della Banca Centrale Europea potrà assumere. E dalla loro efficacia nel Paese.