Meno investimenti dall’estero, meno posti di lavoro, divario economico-sociale più profondo tra il Nord e il Sud del Paese. No, non sono gli effetti della crisi scatenata dalla pandemia da Coronavirus. Si tratta delle conseguenze di una giustizia civile pachidermica, costosa e inefficiente come quella con la quale non solo i cittadini, ma migliaia di imprese italiane devono fare i conti tutti i giorni. Una simile situazione, ovviamente, incide in maniera ancora più forte sulle aziende del Sud, a cominciare da quelle campane, dove il tessuto economico-produttivo di partenza è indiscutibilmente meno vivace di quello del Nord. E allora ragioniamo sui dati. Le più recenti stime della durata dei processi stilate dal Consiglio d’Europa rivelano che i contenziosi civili, nel nostro Paese, arrivano al terzo grado di giudizio in 8 anni e 1 mese. In Francia si parla di 3 anni e 4 mesi, in Spagna di 2 anni e 8 mesi e in Germania di 2 anni e 2 mesi.

Eppure, tra il 2016 e il 2018, la durata dei processi si è ridotta. Il gap tra la giustizia di casa nostra e quella dei nostri vicini, tuttavia, è rimasto enorme. I numeri diffusi dal Ministero della Giustizia sono sostanzialmente in linea con quelli in possesso del Consiglio d’Europa: per giungere a una sentenza civile di primo grado si impiegano, in media, 460 giorni, mentre per Strasburgo la durata del processo civile di primo grado nel nostro Paese tocca 514 giorni. Quali sono le conseguenze per le imprese? Lo rivela uno studio Cer-Eures, secondo il quale la burocrazia e le inefficienze della giustizia civile costano alle imprese 40 miliardi di euro, pari a due punti e mezzo di Pil. Il risvolto più preoccupante, però, è un altro: l’incertezza dei tempi processuali si traduce in meno investimenti dall’estero e nella perdita di circa 130mila posti di lavoro.

Un disastro, insomma, soprattutto per il Sud. Qui, infatti, l’inefficienza della giustizia civile è ancora più evidente e si somma alle difficoltà di vario genere con cui le imprese devono storicamente fare i conti. Quindi anche il dedalo di norme e l’incertezza dei tempi processuali contribuisce ad aumentare il divario tra le diverse aree del Paese. Al Sud un procedimento civile dura in media 17 mesi, più del doppio rispetto al Nord, dove in media ne occorrono otto. Quanto ai tribunali, il più rapido è quello di Ferrara, in Emilia Romagna, con 147 giorni, e il più lento è Vallo della Lucania, in Campania, con 1.231 giorni. Il divario è ancora più evidente se si analizza la durata dei singoli procedimenti. Nelle cause in materia di assistenza sociale, a Vallo della Lucania, un procedimento dura 13 anni; 91 a Rovereto, invece, e 110 di Siena.

A Vibo Valentia una causa di lavoro privato richiede quasi 12 anni, mentre a Bolzano solo 112 e a Milano 187. Che cosa vuol dire? Che lo sviluppo economico del Paese nel suo complesso non può prescindere da interventi che rendano la giustizia civile più rapida, efficace ed efficiente. E che il divario tra Nord e Sud può essere ridotto a patto che le performance di tutti gli uffici giudiziari nazionali si allineino agli standard europei.