Diciamoci la verità, la campagna elettorale per le comunali era cominciata sotto ben altri auspici. La caratura degli aspiranti sindaci, d’altra parte, lasciava ben sperare. Quando, prima di questa tornata, i napoletani erano stati chiamati a scegliere tra un magistrato anticamorra, un ex rettore e ministro dell’Università, un politico di lunghissimo corso e una giovane esponente dell’amministrazione uscente? Di rado, probabilmente mai. Chi si aspettava un dibattito aspro ma ricco di contenuti, però, è rimasto deluso. Soprattutto pensando al clima di rabbia e sospetto che, nelle ultime settimane, si è venuto a creare per effetto del caos sulle liste.

L’ultimo tassello l’hanno aggiunto i vertici di Forza Italia, firmatari di un esposto con cui chiedono alla Procura di far luce sulla lista Azzurri per Napoli. Di quest’ultima fa parte Angela Baiano che risulta candidata anche nella compagine dei Repubblicani Democratici. Proprio così: Baiano sarebbe stata inserita a sua insaputa tra i 40 componenti di Azzurri per Napoli dopo aver accettato la candidatura con i Repubblicani Democratici e questo, secondo Forza Italia, rappresenterebbe un vizio capace di invalidare l’intera lista. Sulla vicenda saranno i magistrati a fare luce e – si spera – nel più breve tempo possibile: un precedente c’è e riguarda le regionali del 2011 in Piemonte, dove un caso analogo portò il Tar addirittura ad annullare il responso delle urne tre anni più tardi.  A questa situazione, che getta un’ombra sulla competizione elettorale, si aggiunge l’esclusione di quattro liste della coalizione di centrodestra, bocciate prima dalla commissione elettorale, poi dal Tar e infine dal Consiglio di Stato per una serie di irregolarità amministrative.

Prima ancora era stata l’indecorosa “transumanza” di candidati da uno schieramento all’altro a suscitare il comprensibile disgusto di molti elettorali napoletani. Senza dimenticare il rifiuto di un confronto con gli avversari con cui il candidato sindaco di centrosinistra Gaetano Manfredi ha di fatto soffocato ogni residua aspettativa di un dibattito aperto e propositivo sul futuro di Napoli. Insomma, quella che doveva essere la migliore campagna elettorale degli ultimi anni si è trasformata nella peggiore. Peggiore, probabilmente, anche delle primarie del Partito democratico del 2016 che da «grande esercizio di democrazia» si trasformarono ben presto in una zuffa caratterizzata da accuse di brogli, sospetti e polemiche.

Tutto ciò rischia di avere delle conseguenze assai pericolose. Immaginate se la bocciatura delle quattro liste di Maresca o la “doppia candidatura” della Baiano dovesse in qualche modo risultare decisiva per l’elezione del nuovo inquilino di Palazzo San Giacomo: si scatenerebbe la solita dietrologia, con accuse e recriminazioni da una parte e dall’altra. In tutti i casi, i sospetti catalizzerebbero il dibattito pubblico per mesi e mesi, impedendo una riflessione seria sul rilancio di Napoli e minando quel po’ di credibilità che rimane alla politica cittadina. Due prospettive che la capitale del Mezzogiorno, nelle drammatiche condizioni in cui versa, non può certo permettersi.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.