Signor direttore, mi viene il sospetto che l’affermazione «decideremo noi di volta in volta, secondo età, condizioni di salute e prospettiva di vita, chi può essere intubato e ventilato e chi destinato a morire», sia lievemente discutibile. Gli anestesisti sono fior di medici e fra i più filosofici proprio perché sono specializzati a destreggiar fra vita, morte, dolore, realismo e dedizione. Ciò detto, non mi sento al sicuro se debbo consegnare le mie speranze di sopravvivenza a uno screening in entrata.  Lo so, è bassa retorica, ma quando i treni vomitavano ad Auschwitz la derelitta umanità destinata al campo, per prima cosa un gruppo di medici valutava coloro che potevano essere utili per lavorare e quelli inutili: subito vecchi, bambini e malati venivano avviati ai gas e al crematorio. Lo so, non avrei dovuto fare questo esempio, ma l’ho fatto. Io ho avuto la fortuna di aver frequentato la facoltà di Medicina per tre anni, in un tempo lontano.

Non sono affatto un mezzo medico, ma ho acquisito una volta e per tutte una mentalità scientifica che è come un vaccino contro l’idiozia. Di idiozia ne sta girando a carrette. Dunque, mi sono premurato di leggere il miglior Summary che il mondo della ricerca abbia prodotto, basato su 80 lavori tutti citati in bibliografia, tutti su riviste “indexate” e scaricabili. Chi vuole può farlo su questo link: www.uptodate.com7/contents/coronavirus-disease-2019-covid-19. Chi legge questo lavoro e i suoi allegati, le sue fonti e le pubblicazioni su cui è fondato, ha la conferma: la quasi totalità dei morti per polmonite interstiziale bilaterale ha più di 69 anni. Si danno pochi casi di adulti malati che necessitano di essere intubati e fatti respirare con la macchina in età compresa fra i 30 e i 59 anni e nessun caso di bambini morti di polmonite da Covid19.

Dunque, non è che il povero medico si trovi di fronte al dilemma: «Oh Dio mio, e adesso? Attacco al respiratore questo giovane che ha tutta la vita di fronte a sé e lascio morire questo vecchio rottame settantenne, e persino ottantenne oppure salvo il vecchio rottame e condanno una giovane vita?». È un dilemma che non c’è. Nel 90 e rotti per cento dei casi, coloro che hanno bisogno di essere attaccati a una macchina per salvare la pelle, hanno 60 o più anni. In Italia il flagello ha assunto un carattere più violento di quello cinese, perché in Italia e soltanto in Italia il tasso di mortalità si assesta ormai in prossimità del cinque per cento degli infettati. In Cina è stato inferiore all’uno, salvo che in Wuhan, città della provincia di Hubei. Le percentuali dei morti sono variabili e per ora l’Italia sembra in testa. Ma quasi tutte le morti sono di gente anziana. Attenzione all’equivoco: non è che quasi tutti i malati sono anziani. No, ci si ammala a quasi tutte le età. Ma non si muore a tutte le età. La malattia nella sua versione letale ha un nome specifico: Sars-CoV-2. È il nuovo nome della morte e non riguarda i giovani.

Usciamo adesso da queste formule e guardiamo il servizio andato in onda di Mezz’ora in più fra i ragazzi del quartiere di San Lorenzo a Roma, i quali dichiarano in massa di fottersene delle norme che vietano le riunioni, perché hanno visto – dicono apertamente – che questa famosa epidemia non li riguarda, se non in una percentuale trascurabile. Chi è che crepa? Gli ultrasettantenni: «Embè? E che ce frega a noi? Possono pure crepà: mo’ nun è che io devo smette de uscì pe’ sta propaganda».

L’aspetto infernale di questo atteggiamento, è che è realistico: se il virus Hiv veniva liquidato come una malattia che uccide solo gli omosessuali e se tu non lo sei, che ti frega, il Covid-19 è un virus che fa strage di soltanto di umanità scaduta e avariata: «Tutti i deceduti erano di età avanzata e con pregresse condizioni patologiche». Sarebbe il caso di ricordare che chiunque abbia più di settanta anni è un sopravvissuto a qualcosa: alla pressione alta, al diabete, alle malattie respiratorie. Dunque, la decisione di negare la macchina che permette di vivere vita a chi è vecchio per poter salvare la vita di chi è giovane, è moralmente inaccettabile e statisticamente sbagliata. Troverei più utile, civile ed educativo prendere a calci nel sedere quelli della movida: tutti i nuovi ariani negazionisti per i quali il Covid-19 è “propaganda”. Quanto meno, sarebbe, una profilassi. Grazie dell’ospitalità.