Sull’atteso tavolo dei negoziati previsti giovedì in Turchia, ad Antalya, tra il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il ministro degli Esteri ucraino Dmitry Kuleba, potrebbe esserci una soluzione diplomatica alla risoluzione del conflitto in corso tra Mosca e Kiev.

Il modello che si sta facendo largo tra gli alti funzionari della diplomazia occidentale è quello austriaco. Cosa vuol dire? Si tratta di una ‘formula diplomatica’ che fa riferimento al particolare status della cancelleria di Vienna, la cui Costituzione sancisce la “neutralità perpetua” dal 1955, anche se il Paese fa parte del gruppo di quelli “associati” alla Nato, ovvero invitati ai vertici come osservatori ed è membro dell’Unione europea dal 1995.

Per l’Ucraina la soluzione sarebbe diversa e più stringente nell’ottica di alleanze internazionali e obblighi: in cambio della desistenza russa nel Paese, con la ritirata delle truppe di Vladimir Putin, il governo di Zelensky dovrebbe assicurare l’adozione della “neutralità perpetua”, modificando la Costituzione che dal 2019 invece prevede un percorso di avvicinamento all’Alleanza atlantica, una condizione inaccettabile per il Cremlino.

Un boccone amarissimo da digerire per l’Ucraina, che dovrebbe così rinunciare a quel lungo e faticoso percorso politico avviato nel 2014 con le proteste di Euromaidan, la cacciata di Viktor Yanukovich e un progressivo avvicinamento all’occidente, al costo carissimo della perdita della Crimea e della guerra civile nel Donbass filo-russo.

Una posizione nella trattativa più svantaggiosa nei confronti del Cremlino, ma Zelensky pare ormai aver preso atto di una situazione sempre più complicata per Kiev e di dover scendere a patti con Putin. Non è un caso se ieri il presidente ucraino abbia per la prima volta ammesso di essere pronto a trattare su Nato, Donbass e Crimea. In cambio il Paese otterrebbe il riconoscimento dalla parte russa di una piena sovranità sul proprio territorio, anche se con le ‘questioni’ Crimea e Donbass ancora in bilico tra le due ‘fazioni’.

Il modello austriaco in questi giorni ha superato negli ambienti diplomatici l’altra soluzione, prospettata invece dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, ovvero la “finlandizzazione” dell’Ucraina. Il riferimento era allo status del Paese guidato dalla premier Sanna Marin, che dai tempi della Guerra Fredda ha scelto una condizione di neutralità rispetto ai due blocchi, senza inserire però in Costituzione una “irreversibilità” della scelta diplomatica.

Non è un caso se a Helsinki in questi giorni è in corso una riflessione sulla possibilità di prendere una decisione storica: l’aggressione russa in Ucraina sta spingendo il governo e anche i cittadini, sempre più favorevoli secondo gli ultimi sondaggi, ad abbandonare lo status di neutralità per entrare a far parte della Nato.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia