La vogliamo finire con questa invereconda sceneggiata al capezzale della Repubblica? Perché non dirlo apertamente? Il Movimento cinque stelle è una associazione golpista. Lo è in modo dichiarato. È un movimento che nasce come insurrezione contro il Parlamento e le istituzioni repubblicane con il proposito di aprirlo e aprirle, come la famosa scatola di tonno: dall’aula per il bivacco delle truppe di Mussolini, al picnic col tonno. Ma a parte il comune disprezzo per le aule sorde e grigie, non c’è altro che permetta di liquidare i pentastellati come una riedizione di un movimento fascista. Non c’entra niente. È invece un movimento organizzato allo scopo di intimidire con la minaccia della violenza la democrazia parlamentare che questo Paese si è dato. Questi non somigliano ad alcuno scarto del passato anche perché la Storia non si ripete mai neppure in versione di farsa. Ma la cosa più grave ed importante è che si debba registrare questa riluttanza a dichiararlo: il Movimento Cinque Stelle è una associazione che ha come scopo dichiarato quello di far cadere la democrazia e instaurare un nuovo ordine fondato su algoritmi di una ditta e sulle funebri barzellette di un comico tristissimo.

La minaccia alle istituzioni è consistita nel dichiarare che il movimento ha il potere di contenere o anche scatenare disordini sanguinosi secondo la nota teoria dei forconi “che soltanto noi a stento riusciamo a contenere”. Il forconismo-leninismo non è una novità. È anche il risultato di una somma di eventi e comportamenti. Caduto l’impero dell’Est sovietico, l’operazione Mani Pulite, accuratamente preparata (e totalmente priva di risultati) sterminò la Repubblica e i politici tentando di sostituire in corsa la vecchia classe dirigente con un’altra ricavata dall’ex Partito comunista innestato su segmenti della vecchia democrazia cristiana. Ma, prima ancora, aveva già attecchito l’idea moralista berlingueriana della supremazia ariana comunista: i comunisti e soltanto loro sono moralmente e sono geneticamente superiori. Cominciò quella che oggi si chiama narrazione, traducendo il termine “narrative” inglese, secondo cui non è importante che chi governa sappia amministrare e fare il bene della collettività, ma che sia irreprensibile e incorruttibile secondo la linea che nella rivoluzione francese dettava Saint-Just, detto anche l’angelo sterminatore.

Fu dunque accreditata la favola dei buoni contro i cattivi. è così intuitiva! Anche i bambini, anzi specialmente loro, possono capirla. E in quella favola era un elemento spontaneo della narrazione che i politici fossero tutti una manica di ladri e che cacciarli a calci nel culo fosse il compito delle nuove energie giovani, ignorando che l’immagine della scopa che caccia dal tempio e dal Parlamento i mercanti, è vecchia come il cucco. Venne di conseguenza un sommovimento intestinale e sociale detto anche popolo dei fax e fu fabbricato in provetta un linguaggio eccitato, febbricitante, allucinato e accusatorio. Le monetine contro Craxi all’uscita dell’Hotel Raphael. La Lega partecipava con gioia e mostrava i cappi. Il Movimento Cinque Stelle si è irrobustito sfruttando gli effetti di una tossina con una molecola in più: l’attacco frontale alla democrazia parlamentare come nemico da corrodere e abbattere. Nessuno aveva mai osato tanto. Loro hanno osato e nessuno li ha arrestati. Neanche una contravvenzione per divieto di sosta. Anzi, prego accomodatevi, voi dell’interessante fenomeno.

Ovviamente nessuno è così cretino da dire che vuole proprio distruggere la democrazia: il golpista dirà sempre che vuole distruggere “questa” democrazia (marcia, corrotta, inefficace e nemica del popolo) per insediare la “vera democrazia” controllata dal popolo (basta un clic) per il popolo e con il popolo per un totale di mille dita sulla stessa piattaforma. Il golpismo è diventato manifesto quando si è sollevato, senza incontrare resistenza, contro il Parlamento. Il nazismo prese in prestito dalle purghe staliniane in Unione sovietica l’abitudine di trascinare le vittime sacrificali in tribunale in condizioni ridicola; privi di cintura e bretelle, senza camicia, futuri giustiziati potevano essere esibiti come figure miserabili. Per decenni le istituzioni repubblicane, Parlamento in testa, erano considerate sacre e che il vilipendio del Parlamento più che un reato era considerato uno scandalo che soltanto i neofascisti affrontavano per la loro storia nera.

Quella sacralità repubblicana fu ammainata come una lercia bandiera con il primo movimento dei girotondini che come comunicazione politica avevano scelto la beffa contro il Parlamento e i parlamentari, tutti insieme chiamati “i politici”. Il grillismo venne fuori per i rivoli come le formiche con un diluvio di idee strampalate e paradossali, alcune anche divertenti; altre sciagurate essendo tutte il background di un ragazzo di bottega che mentre teneva i conti in ordine per la ditta di famiglia sognava il mondo di conseguenza come perfezione algoritmica. I passi successivi furono la costituzione di un movimento retto da regole sconosciute a qualsiasi formazione democratica, in cui veniva recuperata, come funzione e come titolo, la parola “il capo”. The Boss. Sopra al Boss ci sono ancora altri capi, visibili e invisibili, nascosti in un labirinto di aggeggi elettronici e capaci di contatti social moltiplicati. Obiettivo finale dichiarato: far saltare la democrazia parlamentare per sostituirla col nostro sistema che chiameremo “democrazia diretta on line”, qualcosa come l’assemblea dei soviet elettronici.

Le parole d’ordine sono quelle del populismo urlato e perentorio, con le sue tricoteuses spiritate come se davvero potessero fare la maglia sotto la ghigliottina che sale e che scende. I capi un giorno portarono su al Quirinale uno sconosciuto e lo presentarono a Mattarella: «Questi qui lo vogliamo come capo del governo» dissero. Anche Salvini annuiva contento, un po’ come il Franti del libro Cuore, che rideva. Mai la Repubblica era stata così apertamente umiliata: un Capo dello Stato costretto a prendere ordini da un ex addetto allo stadio di Napoli il quale gli portava un amico da insediare a Palazzo Chigi. Uno stesso Parlamento con gli stessi uomini e donne ha dato vita, sotto l’impulso di golpisti, a due maggioranze opposte, una di destra e una di sinistra, guidate entrambe da quel signore sconosciuto portato a Palazzo e che da allora è diventato un salvaschermo del televisore degli italiani: è sempre lì, in qualsiasi telegiornale, dalla mattina alla sera, di qualsiasi cosa si parli. Ora siamo al referendum. Questi maledetti golpisti se lo sono fabbricato bene per poter fottere gli italiani, molto inclini a questa disposizione, ed eliminare una fetta numerica dei parlamentari. Il resto verrà. I telegiornali e i giornali sono sopraffatti dalla libidine quando possono accoppiarsi con i golpisti evitando di porre loro qualsiasi domanda possa lontanamente imbarazzarli: «Dica, signor ministro, le piace la torta col cioccolato?». «Oh sì, moltissimo, ma non troppa perché ingrassa».

Salvini ha una tonnellata di colpe in tutto questo, salvandosi momentaneamente in corner dopo essersi dato la zappa sui piedi. E sarebbe un sogno se il No andasse almeno abbastanza bene da mostrare l’esistenza di un fronte che non accetta i golpisti. Essendo garantista e contrario a ogni persecuzione non chiedo che cosa facciano quei magistrati che vedono consumarsi tutti i reati di vilipendio indicati dalle leggi, perché non vorrei mai una democrazia al guinzaglio dei giudici. Il golpe durerà ancora il tempo necessario per arrivare ad eleggere il successore di Mattarella con questo stesso Parlamento per sua natura già morto e sepolto. Ogni nefandezza sarà abbonata e perdonata, ogni gaffe sanata, ogni ministro demenziale penserà di essere eterno e intanto – ohibò, ohibò – quei partigiani di ferro che stanno nel Partito democratico si pongono in posizione interrogativa problematica: vuoi vedere che stiamo facendo la più grande cazzata della storia e poi tutti diranno che la colpa è stata nostra? Oh, yes! Lo state facendo. E se un giorno riusciremo a fare i conti di questa storia e della porcata che state infliggendo alla Repubblica, dio vi salvi. Invece, a quegli altri, i golpisti pentastellati non li salverà nessuno dalla pedata che li aspetta, questione di poco.