«Povera sinistra mia, non te la passi bene se non trovi di meglio dell’affidarti alla “cerniera-Conte”». Inizia con questa amara considerazione il nostro colloquio con il professor Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, una “coscienza critica” della sinistra. Una voce libera, cosa sempre più rara nell’Italia d’oggi. Professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia (Dedalo Edizioni), Tra i suoi libri, ricordiamo: Fermare l’odio (Laterza); Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano (Laterza); Il presente come storia; Europa gigante incatenato (Dedalo), e il recentissimo La metamorfosi (Editori Laterza), sulla storia del Pci nel centenario della sua fondazione.

Con la consueta arguzia intellettuale e senza peli sulla lingua, Canfora annota: «Quelli che governano non vogliono andare alle elezioni? È una scelta rispettabile, anche comprensibile, a patto però che si abbia l’onestà intellettuale e politica di dire agli italiani la verità: non si vota perché non vogliamo riconsegnare l’Italia ad un tipo pericoloso come Matteo Salvini. Può essere una valida ragione, ma questo non c’entra un fico secco con la pandemia. E, per favore, la si smetta di tirare in ballo un’Europa che ha mostrato di avere una foresta di peli sullo stomaco scendendo a patti con autocrati come Orban che la democrazia non sa dove sta di casa».

Professor Canfora, che immagine sta dando la politica italiana, tra “costruttori” cercasi, campagne acquisti in corso d’opera…
Uno squallore assoluto. Siamo già molto al di sotto della dignità. La mia opinione è che una volta tanto bisogna criticare quello che c’è scritto nella Costituzione, nell’articolo 67, dove si legge che ogni parlamentare rappresenta la nazione ed esercita la sua funzione senza vincolo di mandato. Quando ci fu la discussione in Aula alla Costituente, si levarono alcune voci critiche. Quel dispositivo fu votato il 10 ottobre del ’47 in via definitiva ma era stato già elaborato prima. Umberto Terracini fece osservare che era superfluo dire una cosa del genere. Ruggero Grieco disse una cosa ancora più forte, e cioè chi è eletto lo è su un programma e quindi non può essere lasciato libero di fare il comodo proprio. Chi invece volle questa formulazione fu Aldo Bozzi, liberale. Immagino che un bravo liberale avesse sempre l’idea di una Italia liberale in cui gli eletti nei collegi uninominali erano praticamente onnipotenti sul proprio destino. Una volta eletti facevano quel che volevano perché erano stati eletti con le proprie forze, con la propria ricchezza, col proprio prestigio, con i propri legami che le cattive lingue potrebbero chiamare anche intrallazzi. Bozzi pensava ancora a una Italia in cui i partiti erano ancora delle larve. Invece quando si scrisse la Costituzione, i partiti erano delle cose serie. D’altra parte, fu uno scandalo da parte democristiana il fatto che un gruppo di tre-quattro parlamentari della Dc tra cui il famoso Fortebraccio, Mario Melloni, non vollero votare il Patto Atlantico, perché ritenevano che fosse un vincolo improprio per il nostro Paese, e per questo furono radiati o se ne andarono dalla Dc. Fu un fatto epocale. Col deperire dei partiti politici, con l’imperversare dei collegi uninominali, maggioritari e altra robaccia del genere, ecco che ricomincia il parlamentare che fa quello che vuole. Ci sono lui e il Padreterno.

Guardando verso sinistra, o il centrosinistra, si può ritenere che quello che un tempo veniva deriso quando si ergeva ad “avvocato del popolo”, Giuseppe Conte, oggi venga considerato una sorta di salvatore della patria? A questo ci siamo ridotti, professor Canfora?
Viene tradotto in termini brutalmente politici il concetto che lei ha espresso. E cioè, siccome l’unica persona che tiene in piedi l’alleanza sempre più scricchiolante tra Pd e 5Stelle è Conte, e i pentastellati hanno detto che di Conte non se ne può fare a meno, allora Conte diventa insostituibile. È una specie di circolo vizioso sul piano logico. Oggi si parla di Conte come di una insostituibile “cerniera”, questo hanno affermato diversi autorevoli esponenti dem e della sinistra, come pure Travaglio. La cerniera lampo fu una grande invenzione ai suoi tempi. Oggi abbiamo la cerniera-Conte. Effettivamente per tenere assieme queste due forze, Pd e M5S, che nell’ultima campagna elettorale nazionale si sono scontrate in maniera frontale, Conte è l’unico collante, l’unica coccoina. Tutto questo prescinde dai contenuti. Ed è questa la cosa veramente grave. Poi si possono evocare altre epoche ed epopee: quella di Scilipoti è vicina a noi nel tempo. E allora uno fa subito un raffronto tra il sarcasmo profuso a dosi massicce contro Scilipoti e la serietà con cui oggi si parla di “costruttori”. Un’affermazione assai infelice. I “costruttori” in questione, non costruiscono altro che se stessi. Lo so che non si ama ricordare queste cose, però lo stipendio è molto alto, mi pare se non erro 12mila euro al mese, e lei pensi quante persone i 5 Stelle hanno portato in Parlamento facendogli questo regalo di cinque anni, più pensione assicurata. A questo punto, tutti quanti si sentono rappresentanti non di un partito, non di un programma, ma della nazione, cioè di se stessi.

I 5 Stelle erano famosi per il loro principio del “uno vale uno”. Riportato a questo suk della politica a cui stiamo assistendo oggi, “uno vale uno” nel senso che un “costruttore” vale l’altro, basta che ci dia il voto per mantenere in vita il Conte II?
Loro hanno una mentalità qualunquistica. L’hanno sempre proclamato. Non sono né di destra né di sinistra. Questa affermazione priva di significato politico è un segnale molto forte di ignoranza politica. Una frase che ripetono da sempre. L’unica altra forza nella storia politica d’Italia che abbia affermato ciò di se stessa, era il fascismo. Né di destra né di sinistra. E quindi uno dice: auguri, avete un bel precedente! Siccome loro proclamano questa frase, che nel caso di Mussolini era un’astuzia ribalda, ma nel caso loro è semplicemente ignoranza crassa, una volta che hanno questo parametro mentale, non importa, uno vale uno, anche se viene raccattato in qualche sottoscala. Questo è perfettamente coerente con il vuoto che essi hanno sul piano della formazione politica. D’altro canto, come ho cercato di argomentare nel mio libricino La metamorfosi, lo spazio politico è diventato mero business economico, e a testimoniarlo sono la nascita di volgarità assolute come Movimento 5 Stelle o Lega Salvini premier o, in Paesi più chic, di formazioni a denominazione ginnica come En Marche. Siamo al coronamento della disintegrazione della politica in direzione affaristico-plebiscitaria, dove tutto è lecito, anche la compravendita di voti. E dentro questa disintegrazione c’è anche la metamorfosi malriuscita di una sinistra post-Pci che doveva diventare una socialdemocrazia vicina ai deboli, ma che, senza identità e memoria, oggi è in balìa di un trasformismo che ci riporta, grottescamente, agli anni di Giolitti.

C’è un’affermazione che è riecheggiata più volte anche nella due giorni parlamentare: è da irresponsabili pensare alle elezioni quando l’Italia è alle prese con una crisi pandemica tutt’altro che risolta. Ma questo significa che nell’”epoca” del Covid, la democrazia è sospesa?
Non voglio essere polemico, ma di fronte a certe affermazioni tacere è impossibile. Si sa benissimo che questo Governo è nato, e io sono stato favorevolissimo alla sua nascita, per buttare giù un ministro dai comportamenti allarmanti, fascistoidi. Una vergogna per il nostro Paese, la cacciata in mare dei migranti, e altre ferocie del genere sono state bloccate. Il Governo attuale è nato così, e io, da semplice cittadino, l’ho appoggiato e apprezzato, per il fatto stesso che interrompeva quella vergogna. Ora, però, quando Renzi ha “pugnalato” il Conte II per potersi riservare il ruolo di un novello Ghino di Tacco, la situazione è diventata immediatamente pericolosa per la sopravvivenza stessa del Governo. Fino a quando lui non aveva fatto la scissione, c’erano dei numeri molto limitati ma rassicuranti al senato. Con il novello Ghino di Tacco entrato in azione tutto diventava subalterno ai capricci di Renzi. Ora, avendo lui esercitato il ricatto lungamente minacciato con il ritiro dei ministri, la situazione è diversa. E invocare l’argomento che non si può votare, è qualcosa di molto debole sul piano logico come su quello politico. Negli Stati Uniti si è votato il 3 novembre, hanno appena votato anche in Portogallo e noi stessi abbiamo votato il 20 di settembre… E poi, è vero che la situazione sanitaria è tale da imporre cautela e misure di grande serietà e prudenza nell’esercizio delle votazioni. Però dire che si paralizza il Paese per mesi e mesi, non è serio. Semmai c’è da dire che noi abbiamo in Italia questa follia di una campagna elettorale che per legge dura una infinità di tempo, che non serve assolutamente a nulla se non a profondere menzogne, perché è chiaro che i discorsi elettorali sono tutti menzogneri. Non lo dico per cattiveria, ma insomma è ovvio, palese, che il momento di massimo disprezzo della verità e del valore scientifico di quello che si dice, della parola che si pronuncia, è proprio la campagna elettorale. Semmai andrebbe abbreviata di molto, perché tanto i cittadini non hanno bisogno di essere frastornati da chiacchiere, devono esprimersi, se vogliono perché possono anche non votare, ma dire che scoppia una paralisi infinita è privo di senso. Il problema è che, purtroppo, tutte le previsioni fanno intravvedere un successo del centrodestra. A quel punto, uno onestamente dovrebbe dire, in modo aperto, non si deve votare perché altrimenti vince Salvini. E ciò sarebbe una sciagura. Ma sarebbe una sciagura non per l’argomento ipocrita che viene tirato fuori, l’Europa s’indignerebbe. La “signora” Europa, di cui Kissinger diceva ditemi qual è il prefisso telefonico. Ma tirare in ballo l’Europa indignata è ipocrita, perché l’Europa ha trovato modo di accontentare Orban, di accontentare i polacchi, gli hanno permesso di calpestare lo stato di diritto a casa loro purché ritirassero il veto sui quattrini. L’Europa con questi signori trova sempre un accordo. No, sarebbe un disastro perché ricomincerebbe quella politica xenofoba e disumana, che da ministro degli Interni, Salvini già aveva praticato. Io come essere umano non posso accettare che torni ad avere in pugno il Paese uno che butta in mare i migranti. La politica è verità. Bisogna dire le cose vere, non abbarbicarsi ad argomenti causidici, apparentemente convincenti ma in realtà falsi. Lo so, è giusto avere paura di un ritorno della destra al Governo, ma diciamolo chiaramente, non diciamo che c’è la malattia.