E se anche i settori della giustizia penale e civile seguissero l’esempio delle giurisdizioni speciali? Se ci fosse una divisione tra i due settori più in affanno e si seguisse, per gli avanzamenti delle carriere dei magistrati, il criterio dell’anzianità come accade nel campo della giustizia amministrativa? Probabilmente si metterebbe fine al correntismo, quello che ha creato il cosiddetto “sistema” in seno alla giustizia ordinaria determinando la questione morale all’interno della categoria delle toghe e una perdita di credibilità che ora i pm si affannano a ritrovare. «Sa cosa vuol dire un giudice che non deve inchinarsi davanti a nessuno? L’avanzamento per anzianità e la delibera che disciplina i carichi di lavoro sono garanzia di autonomia e di indipendenza» osserva Gia Serlenga, presidente dell’Associazione nazionale magistrati amministrativi. Accetta di fare con Il Riformista una riflessione sulla giustizia, sulla magistratura, sull’esigenza di riforme.

Oggi l’Anma si riunirà all’hotel Parker a Napoli, all’ordine del giorno proposte di riforma. L’attenzione sarà ovviamente concentrata su questioni strettamente legate al campo amministrativo, ma non si può non tener conto di ciò che accade nel più ampio mondo della giustizia. «Penso che la giustizia ordinaria dovrebbe essere spacchettata – afferma Serlenga -. La storia insegna che le piccole giurisdizioni, si pensi anche alla Corte dei Conti, funzionano o comunque tendono a funzionare bene perché le realtà piccole sono più controllabili. E le correnti trovano spazio nel perimetro del fisiologico confronto di idee su posizioni diverse, ma non hanno nulla di patologico. Si consideri, inoltre, che noi magistrati amministrativi siamo 400 circa in Italia, quelli della giustizia ordinaria sono 8mila, è chiaro che nel mare magnum della giustizia ordinaria il controllo si perde nei rivoli». Senza voler invadere sfere di competenza, la presidente Serlenga accenna a una proposta: «Sarebbe meglio spacchettare penale e civile perché sono due mondi diversi che non hanno gli stessi problemi. In questo modo credo si possa esercitare un controllo maggiore e raggiungere anche livelli di maggiore efficacia».

Quanto alla questione della credibilità e della fiducia perduta a causa degli scandali che in tempi recenti hanno investito la giustizia e il sistema di potere delle toghe, Serlenga afferma che «la magistratura amministrativa è ancora un mondo felice a grandi tratti, ma una crisi etica che investe lo status di magistrato non può non avere eco nelle altre magistrature speciali. Il magistrato deve apparire credibile all’esterno a prescindere dalle competenze specifiche». E proprio in fatto di etica, una delle novità che l’Associazione nazionale magistrati amministrativi si appresta a varare è la modifica del codice etico di autoregolamentazione. «Vogliamo dare un segnale forte e chiaro all’opinione pubblica – spiega la presidente Serlenga -. Il nostro codice etico risale agli anni Novanta, a quando non c’erano i social e tutti gli attuali mezzi di comunicazione, per questo abbiamo pensato di estendere le cautele comportamentali dei magistrati anche con riferimento all’uso del web».

«Non bisogna avere paura del cambiamento», aggiunge annunciando l’idea di convocare gli Stati Generali della giustizia amministrativa. Una proposta emersa nel recente incontro a Manduria dove magistrati e avvocati amministrativi si sono confrontati sulla necessità di una riforma che investa anche Tar e Consiglio di Stato. «La giustizia amministrativa è il giudice dell’economia, ma la pandemia ha dimostrato che è anche il giudice di tutti i giorni, dai vaccini alla scuola e quant’altro, e gestisce interessi molto forti». Si parla tanto di riforma della giustizia penale e civile, «la giustizia amministrativa non può restare fuori – conclude Serlenga – Bisogna uscire dalla logica degli interventi spot e fare una riflessione condivisa con le categorie produttive, con i cittadini e con la politica per affrontare il tema della riforma in modo sistemico».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).