La guerra d’Ucraina e le scelte italiane. Il Riformista ne discute con il senatore dem Luigi Zanda, presidente del Gruppo del Partito democratico a Palazzo Madama nella precedente legislatura. Una voce autorevole, al di là delle cariche ricoperte. «Se pacifismo significa equidistanza tra l’aggressore e l’aggredito – sottolinea Zanda io non sono d’accordo». Quanto allo ”zar” del Cremlino, Zanda rifugge, non è nel suo stile, dall’uso di parole forti che tracimano nell’insulto. Ma su Vladimir Vladimirovich Putin, il suo giudizio è politicamente netto: «È il dittatore della Russia ed è personalmente responsabile di tutte le atrocità del suo esercito. La mattanza di Bucha è responsabilità di Putin».

Nel suo intervento in Aula nell’ambito della discussione, molto vivace, del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina, il senatore Pd ha affermato tra l’altro: «La gravità dell’invasione dell’Ucraina, già pesantissima di per se stessa, va inquadrata in un contesto più vasto, che ne segna la vera natura e il livello di gravità. L’Ucraina segue interventi armati della Russia di Putin, gravi e illegali, in Cecenia, in Georgia e in Siria; segue l’annessione della Crimea e il riconoscimento unilaterale dell’indipendenza di due province ucraine del Donbass, ma segue anche numerosi avvelenamenti di oppositori del regime russo, l’uccisione o il carcere per tanti giornalisti liberi, la chiusura di giornali, televisioni e network informativi indipendenti, per non dire delle interferenze tecnologiche nelle elezioni di diverse democrazie occidentali. Questo è il contesto che qualifica l’aggressione russa all’Ucraina e che va valutato attentamente per comprendere bene i rischi che sta correndo l’Europa occidentale… È il coraggio degli ucraini che, con i loro armamenti tradizionali, ha impedito che la Russia occupasse in ventiquattr’ore l’intero Paese… Oggi è la pace in Europa a essere stata compromessa e noi, aiutando l’Ucraina, aiutiamo anche noi stessi e la nostra democrazia”..

“Decreto Ucraina. Ecco l’ultima ferita alla Costituzione”. È il titolo di prima pagina di questo giornale nell’edizione di sabato scorso. Nel decreto in questione è previsto l’invio di armi moderne e micidiali all’esercito ucraino. Senatore Zanda, lei come la vede?
L’Italia condanna l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina. E sostiene, con una larghissima maggioranza parlamentare, l’invio di soccorsi, nella forma di aiuti umanitari, sostegno diplomatico e, assieme all’Europa, anche di armi. Noi non conosciamo in realtà quale armamento l’Italia sta mandando all’Ucraina perché, come noto, su questa parte degli aiuti è stato posto il segreto. Però, in linea generale, penso che la nostra Costituzione consenta di inviare armi ad un Paese che è stato aggredito e che ha bisogno di difendere la vita dei propri abitanti e del proprio territorio. Nello stesso senso per il quale la Costituzione italiana vieta la guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali, ma stabilisce che la difesa della Patria è un dovere “sacro”! Voglio sottolineare questo aspetto. La nostra Costituzione è molto ricca nell’indicare sia i diritti che i doveri dei cittadini italiani. Ma c’è un solo dovere che considera “sacro”. Ed è il dovere di difendere la Patria.

Ma questo ragionamento come interagisce con gli accadimenti in Ucraina? Lei considera gli aiuti in armamenti come un sostegno al diritto di un popolo a resistere a un invasore?
Gli aiuti in armamenti all’Ucraina sono l’aiuto ad un popolo che si difende dall’aggressione ingiustificata e non provocata di una nazione molto potente. Non considererei legittimo, costituzionalmente, l’invio di armi ad un Paese che volesse aggredirne un altro. C’è una grande differenza tra l’aggressore e l’aggredito. E non è soltanto una differenza morale. È anche una differenza che ha rilievo costituzionale.

Papa Francesco, a fronte di un innalzamento sostanzioso delle spese militari, ha lanciato un possente grido d’allarme. Lei si sente colpito dalle parole del Papa?
Io non giudico mai il pensiero del Papa. Lo rispetto.

Non teme uno strappo tra il Partito democratico e quell’universo pacifista dove molto forte è la presenza cattolica, che si è espressa in modo fortemente critico rispetto a decisioni recenti assunte dal Governo e dal Parlamento?
Guardi, io apprezzo molto la posizione che ha assunto Enrico Letta sulla guerra ucraina. Una posizione chiara e scelte giuste. Registro anche che la grandissima parte degli osservatori vede molto correttamente come la responsabilità della guerra sia della Russia di Putin. Poi, se pacifismo significa equidistanza tra l’aggressore e l’aggredito, io non sono d’accordo. E mi faccia aggiungere che tra la dottrina pacifista dell’equidistanza e la dottrina della nonviolenza di Marco Pannella, io preferisco Pannella.

C’è chi sostiene che l’Europa si stia appiattendo troppo sulla Nato. Lei come la pensa?
L’Europa è nata a Ventotene, sulle ceneri della seconda guerra mondiale. Ed è cresciuta con l’euro per salvarsi da una serie di gravissime crisi economiche. Il Covid ha fatto fare all’Europa un altro passo in avanti in materia di unione sanitaria. La guerra di Putin sta facendo avanzare l’Europa verso una possibile unità della politica estera e di difesa. L’Europa è sempre cresciuta nei momenti di crisi.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, in un suo recente discorso, pronunciato durante la sua visita in Polonia, ha definito il suo omologo russo un “macellaio”. Nel suo piccolo, il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, non gli è stato da meno, definendo Putin un “animale”. Al di là degli epiteti, lei, senatore Zanda, come definirebbe oggi Vladimir Vladimirovich Putin?
Putin è il dittatore della Russia ed è personalmente responsabile di tutte le atrocità del suo esercito. La mattanza di Bucha è responsabilità di Putin.

Quando analisti di geopolitica, che non possono essere annoverati, per la loro storia, tra gli amici di Putin o addirittura al suo servizio, fanno rilevare che la “sindrome d’accerchiamento” della Russia non è liquidabile soltanto come una questione agitata strumentalmente dallo “Zar”, ma che risiede anche nella psicologia di una grande nazione, quale resta la Russia, lei non pensa che ci sia un qualche elemento di oggettività in questo?
Il capo di una nazione ha il dovere di difendere la sicurezza del suo Paese. Però vi sono dei comportamenti che non sono mai consentiti. E il primo di questi è far valere le proprie aspettative con la guerra e con la violazione unilaterale e proditoria dei confini di un altro Stato, con l’intenzione dichiarata di assoggettarlo in tutto o in parte.

Si dice che occorre fare di tutto per arrivare all’apertura di un tavolo negoziale. Ma visto che tutti ritengono che sia impossibile o quanto meno molto improbabile tornare allo status quo ante il 24 febbraio, inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, lei come se lo immagina un compromesso possibile tra i belligeranti?
I negoziati dovrebbero essere sempre preceduti da un cessate il fuoco. A mia memoria non ricordo altri negoziati nei quali, mentre si negozia, l’aggressore continua a bombardare, uccidere e occupare il territorio del Paese invaso come sta facendo la Russia in Ucraina. Per rispondere alla sua domanda, le dico questo: l’unico arbitro del negoziato, da parte ucraina, non può che essere il popolo ucraino. E per quel che riguarda il nostro comportamento, faccio mia un’indicazione di Timothy Garton Ash. Che ha ammonito l’Occidente a non forzare l’Ucraina ad accettare una pace punitiva.

Senatore Zanda, tra le tante cose di cui si è occupato o comunque è stato attento analista, c’è l’informazione. Lei ritiene che una corretta informazione su una questione così complessa e drammatica come è la guerra, possa essere declinata nel format dei talk show, dove ciò che sembra contare sopra ogni altra cosa, è l’audience, non importa come venga assicurata?
La libertà d’informazione va sempre difesa. Quanto ai talk show io tendo a non parteciparvi. Non sono capace di tener testa agli eccessi di foga.

Dall’Italia all’America. Quando Trump è stato sconfitto nelle ultime elezioni presidenziali, in tanti, e non solo in America, hanno tirato un sospiro di sollievo. Ora, però, una parte di quei sospiri si è trasformata in critiche, spesso feroci, nei confronti di Joe Biden, soprattutto per quanto riguarda la sua conduzione della politica estera: dal ritiro-fuga dall’Afghanistan alla mano dura sull’Ucraina. Anche lei è tra i delusi?
Le democrazie sono sempre molto esigenti. Non mi stupisco che in tanti abbiano già dimenticato Trump e si accaniscano con Biden. Joe Biden può commettere errori. Ma sempre all’interno di una cornice democratica. Gli errori di Trump avevano una matrice autoritaria, antieuropea e anti Nato.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.