Abbattere i contenziosi civili pendenti davanti ai giudici italiani e rendere l’accesso ai tribunali meno oneroso: ecco i due obiettivi dell’Unione nazionale delle Camere civili (Uncc) che ha presentato al ministro Alfonso Bonafede un piano straordinario per la giustizia. Le rassicurazioni fornite dal guardasigilli sul reclutamento di magistrati e personale amministrativo, oltre che sull’edilizia giudiziaria e la digitalizzazione, non sembrano bastare all’Uncc che, nel suo documento, mette nero su bianco una serie di proposte anticipate dal Riformista nei giorni scorsi. La prima è quella avanzata da Giuseppe De Carolis, presidente della Corte d’Appello di Napoli, davanti all’enorme carico di lavoro che grava sui magistrati partenopei: affiancare ai giudici civili uno staff formato da soggetti qualificati che possano studiare i fascicoli e scrivere le sentenze.

«In questo modo – aveva suggerito De Carolis – il magistrato potrebbe concentrarsi sulla decisione ed essere così più produttivo». Ora, dunque, l’idea del cosiddetto “ufficio del processo”, formulata per la prima volta dall’ex ministro Andrea Orlando, viene rispolverata dall’Uncc che porpone anche l’istituzione di sezioni stralcio in composizione collegiale. L’obiettivo? Ridurre il numero delle cause pendenti. I numeri, d’altra parte, sono drammatici: in Italia sono più di tre milioni e 300mila le liti che attendono di essere risolte dai giudici civili, circa due milioni delle quali in tribunale. Il dato di Napoli è in linea con quello nazionale: sono 124mila i contenziosi pendenti in primo grado e poco meno di 40mila in appello. Se rapportate all’esiguo numero di magistrati in servizio, tutte queste cause determinano un carico di lavoro esorbitante per i magistrati: in Corte d’Appello, a Napoli, un giudice gestisce in media 530 fascicoli l’anno. L’Uncc, ancora, propone di ridurre le materie di competenza dei giudizi di pace.

Suggerimento quanto mai opportuno, se si pensa che sono addirittura 835mila le liti pendenti davanti a quegli uffici in tutta Italia. E, ancora una volta, è gravissima la situazione di Napoli, dove sono in servizio 61 giudici sui 250 previsti dalla pianta organica e 116 dipendenti amministrativi su 137. L’Uncc, infine, fa propria una proposta lanciata dal magistrato Eduardo Savarese attraverso le pagine del Riformista: valutare le performance delle toghe per stimolarne l’efficienza e la produttività. In base a quali criteri? Percentuale di cause transatte, tempi della definizione, rispetto del calendario del processo e quota di sentenze confermate nei successivi gradi di giudizio.

Determinante, ai fini della valutazione, anche la capacità organizzativa dei magistrati: in questa prospettiva l’Uncc prevede che i capi degli uffici siano affiancati da manager o che seguano un percorso di formazione in materia di gestione e organizzazione del lavoro. Quanto ai costi di accesso alla giustizia, il piano dell’Uncc prevede la soppressione del raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto della impugnazione: «Impugnare le sentenze – fanno sapere dall’Unione nazionale delle Camere civili – non deve essere un privilegio per ricchi, che possono permettersi il lusso di correre un rischio del genere, perché tutti hanno il diritto di far valere le proprie ragioni in giudizio».