«La Napoli del futuro? Certo che dobbiamo disegnarla già da ora, ma serve una visione che manca da troppo tempo. Perciò affidiamo a una consulta di giovani il compito di immaginare la città di domani»: eccola, l’idea che l’ex deputato e consigliere regionale campano Giuseppe Ossorio lancia per la capitale del Mezzogiorno. Napoli non attraversa uno dei momenti più felici della sua storia millenaria. Lo dimostra il clima di tensione che la pandemia, una crisi economica che investe tutti i settori produttivi e tutti i territori e l’incapacità di certa politica non hanno fatto altro che accrescere.

Per la verità, il Covid ha offerto alla giunta guidata dal sindaco Luigi de Magistris l’occasione per rinnovare spazi, servizi e stili di vita. Il primo cittadino, però, si è lasciato sfuggire l’opportunità, impegnato com’è a polemizzare con il governatore Vincenzo De Luca e a fare passerella in televisione. Altrove, però, le città sono state ridisegnate: a Firenze, per esempio, la giunta del sindaco Dario Nardella ha avviato l’iter per l’approvazione del nuovo regolamento urbanistico che nel 2021 porterà alla nascita di quartieri tematici, realizzati secondo logiche sostenibili e nel rispetto delle norme di distanziamento sociale. Possibile che a Napoli non si riesca a fare altrettanto? «Si può, ma servono volontà e capacità amministrative – spiega Ossorio – In altre parole, occorre una visione di città e di area metropolitana che al momento non c’è. Allora formiamo una consulta di giovani, ma non sulla base della loro appartenenza a questo centro sociale o a quel partito politico o a quella università. Puntiamo su trentenni che abbiano competenze, capacità di interpretare la realtà sociale e produttiva e le idee che provengono dal mondo della ricerca. Istituiamo una Consulta e riuniamo i giovani lasciando che siano loro a elaborare un’idea di Napoli post-Covid. Perché il futuro appartiene innanzitutto a loro».

Insomma, “la meglio gioventù” protagonista della vita cittadina. È quello che stanno facendo, da qualche mese a questa parte, i movimenti civici con l’obiettivo di colmare le lacune lasciate da una politica ormai completamente assente. «Il rinnovato protagonismo della società civile è un bene – continua Ossorio – ma a patto che i napoletani, come auspicava Tocqueville, non si limitino alla denuncia. L’esempio è Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli 99: prima ha segnalato l’abbandono dei monumenti, poi fece restaurare l’arco di trionfo aragonese e ha organizzato numerose manifestazioni culturali di alto livello. Ecco, serve una società civile che si sporchi le mani».

Il rinnovamento deve coinvolgere anche e soprattutto la macchina comunale che versa in condizioni disastrose: manca il personale, a cominciare da dirigenti e funzionari, e all’orizzonte non c’è un piano credibile per rafforzare la struttura di un Comune chiamato a gestire le esigenze di un milione di persone. Anche perché su Palazzo San Giacomo pesano come macigni un disavanzo di due miliardi e 613 milioni di euro e un debito complessivo di circa tre miliardi e 800 milioni. Numeri che, secondo molti, impongono la dichiarazione di dissesto finanziario. Ossorio, commercialista che ha ricoperto la carica di vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera e ha guidato quella regionale, suggerisce una strategia diversa: un patto tra il Comune di Napoli e il Governo nazionale per il risanamento dei conti sull’esempio di quanto avvenuto a New York nel 1975.

«All’epoca l’amministrazione della Grande Mela era sull’orlo del crac – racconta Ossorio – La salvezza fu un accordo col Governo federale. Non furono semplicemente ripianati i debiti, ma New York fu sottoposta a tutoraggio finanziario da parte di una Commissione integrata Stato-Città. Nel 1986 le finanze locali erano risanate. Per Napoli ipotizzo una soluzione simile: il Consiglio comunale e la Giunta che si insedieranno dopo le elezioni del 2021 potrebbero accedere a strutture statali speciali, dotate di poteri straordinari e sostitutivi, per l’accertamento, la riscossione e la spesa di qualsiasi entrata e contemporaneamente riceveranno i fondi che non sono stati trasferiti, per effetto di politiche di riduzione dei trasferimenti, dal 2012 a oggi. In cambio saranno monitorate dallo Stato». Nel frattempo Napoli dovrà superare i limiti evidenziati negli ultimi anni: «Bisogna incrementare la capacità di riscossione dei tributi, migliorare la gestione del patrimonio e riallacciare i rapporti con i vari livelli istituzionali – conclude Ossorio – Non si può governare Napoli litigando con la Regione e senza avere rapporti col Governo».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.