Esiste un inferno più inferno del carcere? Sì, esiste e si chiama estate nelle carceri. Se normalmente le celle strapiene di detenuti (ricordiamo che i penitenziari campani sono tra i più affollati d’Italia) senza impianti di areazione, con docce che funzionano a singhiozzo, rappresentano la mortificazione dei diritti dell’uomo, con l’arrivo dell’estate la situazione, se è possibile, peggiora e diventa invivibile. Le carceri si trasformano in un girone dell’inferno dantesco. Brucia l’umanità, i diritti, la dignità, l’umana compassione. In fumo qualsiasi legge e normativa sul trattamento dei detenuti. Devono morire di caldo. E morire non è un eufemismo, in cella si muore per davvero.

A lanciare l’allarme sull’ondata di calore che sta per abbattersi sulle carceri campane è il segretario regionale dell’Associazione Sindacale Polizia Penitenziaria (As.P.Pe) della Campania Luigi Castaldo. «Con molta probabilità questa sarà un’estate di fuoco nelle carceri campane, tra le peggiori estate degli ultimi cinque anni» ha dichiarato Castaldo. E insieme con le temperature, salgono le preoccupazioni per una situazione che diventerà presto ingestibile. «Purtroppo persistono ataviche criticità organizzative che metteranno a dura prova le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria durante quest’estate – spiega Castaldo – Il grave sovraffollamento delle strutture penitenziarie campane, specie in quelle obsolete prive di climatizzazione e spazi idonei per le attività ricreative, connesso alla grave carenza di personale di Polizia Penitenziaria, determina un mix esplosivo durante questo periodo estivo che mette in allarme la polizia penitenziaria».

Per Castaldo saranno messe in seria discussione «sia le attività trattamentali che i diritti soggettivi del personale di Polizia Penitenziaria, il tutto a discapito dell’interesse collettivo e della sicurezza di tutti, nonché del buon andamento dell’Amministrazione Penitenziaria». Come al solito, non c’è personale. Ci sono migliaia di detenuti in più rispetto ai numeri che la legge consente, ma non c’è personale. Secondo il sindacalista, in Campania servono circa 1000 unità di Polizia Penitenziaria «per compensare il grave scompenso tra diritti e doveri del personale di Polizia Penitenziaria investito in molteplici competenze che complicano l’espletamento del mandato istituzionale, mettendo in seria discussione l’aspetto rieducativo e trattamentale, senza sottovalutare il forte stress correlato ai carichi di lavoro».

Da qui la richiesta di uno svuotacarceri immediato: «Servirebbe una concreta e tangibile operazione di sfollamento dei penitenziari più critici con azioni giudiziarie equilibrate da mettere in campo da una politica che dovrebbe attenzionare maggiormente i penitenziari campani durante questo periodo – conclude Castaldo – I numeri sono allarmanti, destano serie preoccupazioni e meritano una cosciente presa di posizione». Sì, una presa di posizione che non dovrebbe arrivare insieme con la calura estiva, ma a prescindere: le carceri non servono, non rieducano, non riabilitano, mortificano. E non nascevano con questo scopo, o sì?

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.