Una famosa maledizione cinese dice: “Possa tu vivere in tempi interessanti”. I tempi “interessanti” sono quelli in cui accadono imprevisti e gli imprevisti sono come le mutazioni genetiche: solo una su un milione è buona, il resto è errore e disgrazia. Non dovremmo dunque distrarci dal male e così sia, ma anzi cominciare a vaccinarci per stare al passo con i nuovi tempi. Per la prima volta nella storia dell’Europa occidentale, una colonna di mezzi militari russi, guidati da militari russi in uniforme con bandiere e mimetica russe, ha attraversato l’Italia e la sua capitale da Pratica di Mare, diretta a Milano.

Forse a Malpensa era meglio, ma il Covid 19 val bene un’invasione a scopo medico e didattico. La televisione ci ha rassicurato sul fatto che i bravi militari russi mandati dal mite e generoso Vladimir Putin – che stava giusto per rimodificare la Costituzione russa per assicurarsi la presidenza a vita come ogni bravo caudillo sudamericano – nella sua annoiata bontà ci ha mandato, pensate un po? Mille? Centomila? Trecento? Macché: ci ha mandato in tutto trenta medici. Quelle colonne militari portano in tutto cento uomini, di cui soltanto trenta sono medici di un esercito che si chiama tuttora Armata Rossa. E gli altri settanta? Oh, be’, si tratta di personale militare di supporto con attrezzature di vario ma non specificato impiego.

I trenta medici sono pronti per l’uso? No, neanche per sogno: devono essere addestrati prima di essere schierati sul campo ospedaliero. Ovvio, no? Gastone Paperone Conte gongola: Putin è mio, Putin è amico mio e guarda che bella figura che mi fa fare. Dalla Farnesina, l’invidioso Luigi Donald Duck Di Maio grida: ma sono io l’unico amico vero della Cina, sono io che vivo srotolato e sdraiato sulla via della Seta. Ed ecco la seconda curiosa carta in tavola, dopo quella dell’Armata Rossa in Italia: i cinesi sono diventati l’angelo guaritore dopo essere stati l’angelo sterminatore: perché – sarà bene ricordarlo nelle nostre preghiere laiche o a casa Santa Marta – il virus è roba tutta e solo loro, nato in casa loro ed esportata per disgrazia nel resto del mondo come adesso si cerca di far dimenticare. Perché questo è il fatto: signore e signori, è cominciata, e non da ieri, la terza guerra mondiale.

Per la prima fu organizzata una revolverata a Sarajevo, qui abbiamo un bellissimo oggetto post-moderno della sterminata famiglia genetica detta Coronavirus, il più antico ceppo abitante – come certifica Lancet nel pipistrello “dal naso a ferro di cavallo”. Ogni guerra, nuova guerra, ricordiamolo, si combatte in modo totalmente diverso da quello della guerra precedente e solo gli sprovveduti vanno col fucile Modello ’91 quando gli altri hanno il mitra. Noi, sempre Modello ’91.

A questo punto è previsto che una quota dei lettori insorga infastidita: di quale guerra stai parlando? Giusto, stiamo ai fatti. Un mese fa, la rielezione di Donald Trump (gli americani andranno a votare il 4 novembre 2020), era cosa fatta. Economia alle stelle, l’abbiamo scritto anche noi: con questi numeri, Trump stravince. Il fatto è che un mese fa la capra (dello scioglilingua) stava ancora sulla panca. Ora che però è finita sotto la panca (del crollo economico e disoccupazione a schizzo sui diagrammi) la capra Donald crepa.

Ecco perché lo zazzeruto Presidente ha fatto e sta ancora facendo il matto per evitare la catastrofe, ma lo fa con la mossa disperata del negazionista di fronte al Covid19, rifugiandosi dietro la speranza assurda di tirar fuori gli Usa dal virus in due settimane. Lo fa perché finalmente ha capito che il virus è un alieno computerizzato organico che ha come obiettivo umano, lui. Se votassero fra dieci giorni, gli americani eleggerebbero Biden, quel Biden che Trump ha cercato di ammazzare da piccolo insieme al figlio, con le accise per traffici illeciti in Ucraina, pagando il prezzo – modesto – dell’impeachment per fuori gioco. Oddio, dice il lettore: adesso che cosa c’entrano l’Ucraina, Biden e Trump con la nostra pandemia, Lecco, Bergamo e i russi?

Calma, e prendiamola come un romanzo. Fate finta di aver letto tutto LeCarré ed essere non dietristi, ma nemmeno ingenui. Io, ho dalla mia la disgrazia della mia vita: vent’anni fa mi ficcai nella storia delle spie sovietiche e dei loro agenti in Italia con l’affare Mitrokhin ed entrai per amore o per forza in quel mondo poco romantico che è l’“intelligence community”, che non è il mondo delle spie ma dei giocatori globali. Il mondo dell’intelligence oggi, anche e specialmente in Italia, sa benissimo che la partita non è quella delle mascherine e dei tamponi, che i cargo cinesi non arrivano per sbaglio con miliardi di mascherine e che soltanto la Cina ha, funzionanti in linea di produzione, le sole grandi fabbriche di macchine respiratorie salvavita per tutto il mondo.

Trump, forse lo sapete, ha fatto appello alla legge di guerra che lo autorizza – e lo ha fatto – a ordinare alle industrie di smettere di produrre auto e produrre respiratori. L’America lo fece nel 1940-41 con Roosevelt cambiando le catene di montaggio che si misero a produrre armi. Oggi tutto è diverso e non dimentichiamo che Donald Trump ha pestato con intenzione la coda del drago. Cinese, naturalmente.

E i cinesi sono gente nota per lo spirito del gioco, la crudeltà nel macellare animali per farne bocconcini prelibati e raccapriccianti, ma hanno memoria lunga e hanno da tempo accumulato tecnologia sufficiente per andare a fotografare la Luna dalla parte nascosta con satelliti nascosti di cui nessuno sapeva nulla. La Repubblica popolare cinese è il più popoloso Stato del mondo ed è una funzionante dittatura comunista capace di imitare il più selvaggio capitalismo ed è da molti anni su tutte le vie della seta alla conquista del mondo: in Italia, in Africa, negli Usa, in Venezuela dove sostengono Maduro, che proprio ieri gli Stati Uniti hanno formalmente accusato di narcotraffico e che è – il Venezuela – di fatto una colonia cubana, amministrata dall’Avana. Come ogni venezuelano sa, la sua richiesta di passaporto sarà esaminata a Cuba.