Debora Serracchiani da capogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati ha vissuto in prima linea la “battaglia del Quirinale”. E con Il Riformista riflette sul futuro a partire dall’ “agenda Mattarella”. Quanto all’asse con i disastrati 5Stelle…

Qual è il senso dell’iniziativa di una sessione parlamentare che parta dal discorso di Mattarella?
I numerosi applausi che hanno segnato tanti passaggi del discorso di Mattarella non potevano scivolare come titoli di coda di un film concluso. Sono stati, per tutti noi parlamentari, un gesto impegnativo, un atto convinto – in alcuni casi entusiasta – di condivisione delle parole del Presidente della Repubblica. Ecco, noi del Pd vogliamo, con la richiesta di una sessione di dibattito parlamentare, dare effetto ed efficacia a quegli applausi, mutarli nella premessa di una stagione che può iniziare subito di azione riformatrice che cammina sulla strada tracciata dal capo dello Stato nel discorso che già qualcuno ha ribattezzato “della dignità”. Credo che il punto di partenza sia offerto da una frase tanto semplice quanto netta che Mattarella ha pronunciato quasi verso la fine: «Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno di ogni prospettiva di crescita». Ci leggo un principio generale, ovviamente, ma anche un’indicazione per il “qui e ora”, legato cioè alla fase della ripresa post pandemia ed alla costruzione di un sistema produttivo nuovo perché trasformato dalla transizione ecologica e digitale: già ora vediamo che la corsa a recuperare il Pil perso per strada nel 2020 sta dando eccezionali frutti a cui però non corrisponde una ripresa dell’occupazione simile in quantità e qualità perché mancano ancora circa 200mila posti di lavoro e tantissimi di quelli calcolati sono precari e temporanei. Ecco perché noi Democratici vogliamo che in cima alla nuova “agenda” che ci daremo ci sia il lavoro, il lavoro per le donne e i giovani, il lavoro in sicurezza, il lavoro pagato giustamente, il lavoro per chi vive al sud, al centro, al nord e poi la partenza della riforma degli ammortizzatori sociali, il salario minimo, il superamento degli squilibri tra uomo e donna sul lavoro e nelle retribuzioni… Insomma c’è un gran da fare per i prossimi mesi.

“L’elezione di Mattarella, un’ottima notizia per l’Italia e le macerie dei partiti”. È il titolo di un recente editoriale del direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana. Lei come la vede, anche alla luce dei sondaggi post Mattarella bis che danno i partiti al minimo storico?
Sono del tutto d’accordo con la prima parte del titolo, assai meno con la seconda dove, penso, occorre distinguere perché non tutte le forze politiche hanno assunto la medesima direzione di marcia e agito allo stesso modo. Non può essere senza significato che, all’indomani dell’elezione di Mattarella, Giorgia Meloni abbia intonato il de profundis per il centrodestra e Salvini, a distanza di qualche giorno, l’abbia paragonato a neve sciolta al sole. Questo non è accaduto nel nostro campo e soprattutto per il Pd che, al contrario, ha condotto questa partita con linearità e responsabilità, senza cedere mai a esibizioni muscolari e tentazioni di spallate ma ricercando costantemente, direi ossessivamente, una soluzione condivisa, che fosse frutto di un’intesa la più larga possibile attorno ad una figura di indiscussa autorevolezza e chiaramente superpartes e non per chissà quale strana idea, ma semplicemente perché serviva al Paese e corrisponde a quanto chiedevano alla politica le italiane e gli italiani. Letta ha avuto il merito di non recedere mai mostrando fermezza sulla linea e disponibilità al dialogo, ha interpretato al meglio la volontà ed il mandato affidatogli dalla direzione attuando un gioco di squadra, nel partito, che ha dimostrato la solidità e l’unità della nostra comunità politica. Sono davvero orgogliosa di essere stata in prima linea per il mio partito e posso dire di aver avvertito costantemente il sostegno e l’amicizia di tutti. Penso che questi giorni, così importanti per il Paese e per la politica, abbiano consentito di dimostrare che il Pd è una forza seria, responsabile, determinata, lucida, capace più di altri di scegliere secondo l’interesse generale e non la propria convenienza e – per me conta molto – perfettamente in grado di resistere alla tentazione di sgomitare per un posto in prima fila, di presentarsi costantemente come il “capitano” della partita, e poi si è visto che fine fanno i capitani: anche lo stile è politica. Sui sondaggi, fatta la premessa che non vanno ritenuti come verità scolpite nella roccia, non mi pare che offrano il quadro descritto se è vero che l’ultima rilevazione Ipsos conferma il Pd primo partito con un incremento di quasi un punto sulla settimana precedente.

Un tema di dibattito è la tenuta del governo Draghi e della composita maggioranza che lo sostiene. C’è chi ipotizza turbolenze destabilizzanti.
Ecco, nel caso dovesse accadere, la seconda parte del titolo del direttore Fontana risulterebbe appropriata. Dei partiti non resterebbero che macerie. Scaricare le tensioni interne sul governo sarebbe intollerabile e penso che verrebbe percepito come un tradimento dagli elettori dell’impegno assunto un anno fa con il capo dello Stato, ed il Paese, di far nascere un esecutivo per guidare l’Italia fuori dalla triplice crisi sanitaria, economica e sociale che, come è chiaro, non è stata ancora superata. È inutile negare che la vicenda dell’elezione del Presidente ha messo in moto in alcuni partiti, e tra di essi – penso al centrodestra – fasi assai delicate e momenti di vero scontro ma sono fiduciosa che prevarrà nei gruppi dirigenti la responsabilità verso la nazione, tenuto conto anche delle scadenze e degli impegni con l’Europa dei prossimi mesi: senza il rispetto di essi perderemmo i quasi 50 miliardi di risorse in arrivo nel 2022 mettendo in gravissimo pericolo le realizzazioni previste con il Piano nazionale di ripresa e resilienza a cui abbiamo affidato il ridisegno del Paese per i prossimi dieci/venti anni.

Lei ha vissuto dal di dentro, ed in prima linea parlamentare, la “battaglia del Quirinale”. Una narrazione che va per la maggiore sostiene che siano stati i “peones” del Parlamento ad avere imposto ai vertici politici la scelta per la rielezione di Mattarella.
Letta, durante le riunioni dei grandi elettori Pd, l’aveva definita “saggezza parlamentare”. Era un chiaro indirizzo che noi abbiamo assecondato e sostenuto. D’altronde il nome di Mattarella per noi è stato sempre sul tavolo.

Alleanze cercasi. Il Partito democratico ha puntato sull’asse con il M5s di Giuseppe Conte. Ma può reggere un’alleanza politica ed elettorale se uno dei due contraenti, Giuseppe Conte, fatto decadere da presidente 5Stelle, è fatto bersaglio di fuoco amico pentastellato (leggi Luigi Di Maio)? E ora invade il campo anche Beppe Grillo che tuona: “Ora tutti in silenzio, no a decisioni avventate”.
Noi guardiamo con rispetto al confronto interno ai Cinquestelle e ci auguriamo che il movimento superi quanto prima questo travaglio. Non credo che l’alleanza con il Pd sia in discussione dentro questo dibattito al loro interno. Per parte nostra posso dire di essere fiduciosa sull’opzione di costruire con loro un’intesa politica e poi elettorale sia perché condividiamo alcuni punti di fondo nella visione politica – dalla centralità della sostenibilità sociale ed ecologica alla lotta alle diseguaglianze, dalla difesa e promozione della sanità, della scuola e del welfare alla politica di allargamento dei diritti delle persone – sia perché l’esperienza di collaborazione parlamentare ha dato frutti positivi. D’altro canto se solo guardo alla visione europeista e internazionale, cito il voto per l’elezione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ad esempio, in questi anni i Cinquestelle hanno maturato posizioni che li collocano senza incertezze nel campo delle forze riformiste e progressiste.

Un anno fa il governo Draghi muoveva i suoi primi passi. Che bilancio fa di questi dodici mesi?
Credo che il governo, ed il Paese, in questo anno abbiano dato un grande prova di forza, unità, di coraggio e determinazione. Sul fronte della lotta alla pandemia non è mai venuta meno la linea del rigore e della cautela che ha consentito, ad esempio, di procedere alle riaperture delle attività commerciali e produttive tutelando la salute senza il rischio di improvvisi nuovi lockdown che sarebbero stati tragici per queste attività e per i lavoratori coinvolti. La campagna vaccinale ha funzionato e questo ha consentito che la virulenza della quarta ondata non avesse effetti incontrollabili sulla tenuta delle strutture sanitarie e sulla salute delle persone. Il raggiungimento degli obiettivi previsti per il 2021 dal Pnrr ci ha garantito le risorse previste per l’anno e meritato, insieme a quanto detto prima, il rispetto della comunità internazionale. Ecco, io credo che, sebbene i comportamenti di alcune forze politiche, parlo della Lega in particolare, abbiano in alcuni casi complicato il raggiungimento di un’intesa rapida e condivisa, il bilancio non può che essere positivo e naturalmente questo è avvenuto anche grazie alla capacità ed all’autorevolezza del presidente Draghi che, non va dimenticato, ha esercitato anche sul piano europeo ed internazionale una leadership efficace e riconosciuta. C’è la questione del Parlamento che, per dire così, ha ceduto sovranità all’esecutivo: è un problema che viene da lontano in realtà. E non riguarda unicamente la condizione d’emergenza in cui ci muoviamo ormai da due anni né solo di una cattiva prassi instauratasi nel tempo. C’è, come ricordato dal Presidente Mattarella, un problema più generale imposto anche dalla velocità dei cambiamenti che, ha detto, “richiama ancora una volta il bisogno di costante inveramento della democrazia”. Di questo noi Democratici intendiamo discutere alle Camere con tutte le altre forze politiche maturando, possibilmente, direttrici e decisioni che consentano di contemperare gli obiettivi indicati sempre dal capo dello Stato nel discorso del 3 febbraio: il rispetto dei percorsi di garanzia democratica e la tempestività delle decisioni.

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Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.