«Est(ra)Moenia si pone l’obiettivo di realizzare una rigenerazione urbana della zona orientale di Napoli, partendo da una rigenerazione sociale. Il primo passo? ascoltare e analizzare i bisogni del territorio». Ambrogio Prezioso, presidente dell’Associazione Est(ra)Moenia spiega le idee per il rilancio della zona orientale della città.

Presidente, come nasce il progetto Est(ra)Moenia volto alla riqualificazione della zona orientale di Napoli?
«L’associazione Est(ra)Moenia nasce con l’intento di realizzare una serie di progetti, tutti accomunati dallo stesso obiettivo: interconnettere l’area “fuori le mura” della città antica – quella parte compresa tra via Carbonara e piazza Garibaldi -con la zona orientale di Napoli. A comporre il Consiglio direttivo dell’associazione, esponenti del mondo imprenditoriale, sociale e culturale napoletano: Roberto Barbieri, amministratore delegato Ge.Sa.C., Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione “Con il sud”, Ennio Cascetta, presidente della Metropolitana di Napoli, Davide De Blasio, fondatore di Made In Cloister, Giuseppe Moccia, consigliere in CdA di Moccia Irme, Enrico Soprano, partner dello Studio Legale Sad».

Quali sono le parole chiave di questa iniziativa?
«Policentrismo urbano, città metropolitana, mission sociale e culturale. Le aree della città oggi “isolate” devono essere messe in relazione in modo complementare e integrato: pensiamo al policentrismo urbano, a Napoli città metropolitana come a un agglomerato di una miriade di poli, interdipendenti ma in rete e dove tutto è rapidamente raggiungibile, sul concetto della “città dei 15 minuti” elaborato dall’urbanista Carlos Moreno per Parigi. Un modello sostenibile in cui la metropoli viene ridisegnata affinché in un quarto d’ora si possa soddisfare qualsiasi esigenza, riducendo spostamenti, inquinamento e gap tra centro e periferia. Una nuova pianificazione che riduca l’isolamento urbanistico e, di conseguenza, l’isolamento sociale. Est(ra)Moenia favorirà un approccio partecipativo, soprattutto con chi nel territorio già opera nel terzo settore, per progetti condivisi dall’interno ma capaci di attirare l’attenzione “esterna”, di attrarre investitori nazionali ed esteri e generare opportunità».

Qual è il primo passo del progetto?
«Senz’altro l’ascolto e un’analisi precisa dei bisogni del territorio. In questo senso, Est(ra)Moenia si avvale del supporto del Dipartimento di Architettura della Federico II che si occupa, attraverso un progetto di ricerca costruito ad hoc, di “leggere” scientificamente il territorio e interpretarlo individuandone potenzialità e criticità. I risultati derivanti da tale ricerca saranno le fondamenta su cui verranno, poi, strutturati i progetti per offrire le soluzioni migliori per i bisogni della comunità che abita e abiterà il territorio individuato. Bisogna studiare i bisogni reali di questo territorio per poter dare risposte concrete e per rendere la zona orientale di Napoli un esempio di area smart, innovativa, sostenibile e digitale, connessa al centro cittadino che va incontro ai suoi cittadini e al tessuto produttivo territoriale».

Tra gli interventi principali c’è il restyling di Piazza Garibaldi. Come sarà la nuova stazione?
«Sì, devo riconoscere il merito di questo progetto a Eav. La stazione Eav verrà spostata, il fascio di binari verrà coperto e diventerà una passeggiata che arriva fino alla stazione di partenza Eav. In questo modo si connetteranno vesuviana, circumvesuviana e metropolitana. Alle spalle della Feltrinelli c’è già un parcheggio, che verrà ampliato e diventerà di interscambio. Sarà direttamente accessibile dall’autostrada che arriva in via Galileo Ferraris. Questo progetto è fondamentale perché le macchine non entreranno più in città e così come avviene in tutte le città europee, le persone raggiungeranno il cuore antico della città con i mezzi pubblici. Lo sviluppo parte sempre dalla realizzazione di un’importante infrastruttura. Siccome quando si parla delle periferie si utilizza sempre il termine rammendo, ricucitura, pur non essendo un sarto so che cucire vuol dire unire due lembi e questo è l’intento: unire la parte millenaria della città con la zona orientale di Napoli».

Quali sono le potenzialità di Napoli Est?
«Partiamo da un dato di fatto: Napoli non ha territorio, ha una densità abitativa altissima e infatti i vari piani regolatori che nel tempo si sono succeduti hanno sempre proposto di contenere il numero di abitanti, ma Napoli è inserita all’interno di una città metropolitana e quindi molti problemi di Napoli possono essere risolti in ambito allargato. In questo senso, la zona orientale di Napoli è innanzitutto l’area più servita del territorio perché dispone del porto, dell’aeroporto e della porta Est della stazione. Quindi può e deve sviluppare l’industria della conoscenza e della competenza, cioè quelle collegate alle università già presenti su questo territorio, il polo federiciano di San Giovanni che ospita la Apple Academy è un esempio virtuoso da replicare. Quindi in questa zona deve succedere tutto ciò che è legato alla digitalizzazione e all’innovazione di tutte le aziende. Questo vuol dire anche realizzare qui ciò che manca in città anche per mancanza di spazi, penso a grandi complessi alberghieri».

In quest’ottica di rilancio e sviluppo, quale dovrebbe essere secondo lei il ruolo del Comune di Napoli?
«Il Comune deve ascoltare e deve ascoltare tutti. Perché quello che stiamo facendo noi è sperimentare un modello in una piccola porzione di territorio, mettendo a disposizione dell’amministrazione comunale e regionale uno studio del territorio del quale anche loro potranno usufruire. Senz’altro il punto centrale sul quale il Comune ha già detto di volersi impegnare riguarda il sistema del trasporto pubblico».

Il privato, invece, che ruolo dovrebbe avere?
«Il partenariato pubblico – privato è fondamentale. Il Comune deve assumere delle personalità competenti in grado di riconoscere la qualità del privato che deve intervenire, perché è indubbio che il privato debba intervenire anche nella gestione per rendere possibili i servizi».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.