A Napoli e provincia c’è un minore denunciato o arrestato ogni 36 ore. Il dato emerge dall’ultimo bilancio dei carabinieri. Vuol dire che quasi ogni giorno c’è un bambino o un adolescente in difficoltà, sorpreso a commettere un reato, deviato dalla mancanza di educazione, istruzioni o sostegno da parte della società. Dalle colonne di questo giornale, intervistando educatori, docenti universitari, garanti, avvocati, esperti vari, lo abbiamo segnato più volte. La repressione non è la soluzione. E questi dati lo confermano.

Se la repressione avesse avuto un senso, i numeri sarebbero stati diversi, si sarebbero registrate flessioni e non impennate dei fenomeni delinquenziali. È il caso di ribadire che le soluzioni vanno ricercate in un impegno corale delle istituzioni, che non possono trincerarsi dietro questi dati per dire che è tutta colpa della criminalità e della devianza minorile. ma da questi dati devono partire per dare una svolta alle loro scelte politiche e amministrative, al loro impegno a favore dei giovani e delle fasce deboli in generale. Bisogna armare i giovani di cultura, innanzitutto. Bisogna fare in modo che ai coltelli e alle pistole preferiscano penne e libri. Che al nulla delle periferie dimenticate abbiano opportunità reali e concrete, a prescindere dal quartiere in cui si trovano a nascere e vivere.

Intanto facciamo i conti con l’ultimo bilancio dei carabinieri. Un minore arrestato o denunciato ogni 36 ore, dicevamo. Negli ultimi 5 mesi sequestrate 365 armi: pugnali, katane, mazze da baseball, bombe farcite di chiodi, kalashnikov, balestre, pistole artigianali, pipe bombs, fucili da cecchino, tirapugni di acciaio, coltelli da cucina, asce medievali, mitragliatori, bombe a mano e addirittura razzi, di quelli utilizzati nella guerra dei Balcani. A leggere l’elenco tutto d’un fiato si resta senza fiato. Impensabile che dei ragazzini possano armarsi fino a questo punto. Un campionario del genere dovrebbe appartenere ad un’armeria, invece è nell’elenco dei sequestri messi a segno dai carabinieri del comando provinciale di Napoli. In parte si tratta di strumenti di morte sottratti alla criminalità organizzata, ma in larghissima parte si tratta di arsenali di giovanissimi, pronti ad affrontare qualsiasi minaccia solo sentendo sulla pelle il freddo di una lama o della canna di una pistola. Durante la movida, nelle serate in giro per locali o addirittura a scuola, in aula.

«Mi serve a difendermi» è la motivazione con cui spesso i giovanissimi giustificano il possesso di un’arma. Facile alibi o reale paura? Bisognerebbe che gli adulti si interrogassero più a fondo, perché se tante armi circolano tra i giovanissimi la colpa non può essere solo di questi ragazzini. Etichettarli come “ragazzi a rischio” e inserirli nel fascicolo “questioni complicate” rispetto alle quali poi si rimanda qualunque reale impegno non è più ammissibile. Di fronte a tutto questo la sola repressione non basta, non serve. È necessaria la prevenzione, tanta. In strada e nelle scuole. Attraverso il dialogo con le istituzioni e la cultura della legalità.

La cronaca ci dice che ogni luogo può potenzialmente diventare teatro di violenza, da Posillipo a Casoria, da Chiaia a Torre del Greco, dal cuore della città alla periferia dell’hinterland. Basta sfogliare i mattinali delle ultime settimane per imbattersi nei casi più disparati, e disperati. Ad Arpino di Casoria una pista da bowling è stata trasformata in ring e un 14enne si è ritrovato con un trauma cranico e diverse ferite da arma da taglio al torace per mano di sette adolescenti come lui, ragazzi dai 14 ai 16 anni, tutti incensurati. A Torre del Greco un giovane passeggiava sul lungomare con un tirapugni e in casa aveva due coltelli a serramanico. Anche a Marano 15enni in giro con tirapugni in tasca. E a Caivano dove un gruppetto di adolescenti seminava il panico tra i passanti brandendo coltelli e tirapugni.

Così al Vomero dove un 17enne era pronto a confondersi tra le comitive riunite in strada con tanto di coltellino a serramanico a portata di mano. Perché? «I più giovani, purtroppo, non si rendono conto che portare un coltello non è solo un reato. È pericoloso per gli altri e per se stessi spiega il generale di Brigata Enrico Scandone – Una lama  può provocare gravi ferite o la morte di qualcuno. Puntando ai più giovani, stiamo attuando una campagna di sensibilizzazione e prevenzione anche nelle scuole. Invitiamo tutti, soprattutto i ragazzi, ad evitare il rischio dell’uso improprio di un coltello.  Un coltello ferisce, un coltello uccide, un coltello provoca lesioni che possono essere permanenti. La vita non è un videogioco».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).