“Si sta come d’autunno, sugli alberi, le foglie…”. È come nei versi di Ungaretti che si sentono nel Movimento Cinque Stelle, paralizzati nella stasi che contraddice perfino nel nome il Movimento. E sempre di più sono quelli pronti a lasciare l’albero alla prima brezza. L’arrivo di Giuseppe Conte ha cristallizzato le dinamiche interne ma non ha bloccato le fuoriuscite. Certi di una improbabile rielezione, gli appartenenti a quello che è ancora il primo gruppo parlamentare sembrano i passeggeri del Titanic, tutti intenti ad abbandonare la nave prima che affondi del tutto. In vista dei ballottaggi, gli studiosi dei flussi dicono che la maggior parte degli elettori Cinque Stelle a Roma e a Torino voterà per il centrosinistra, a prescindere dalle indicazioni o mancate indicazioni di Raggi e Appendino.

Non a caso al riparo da sguardi indiscreti, in una magnifica villa sull’Appia Antica, all’ultima cena elettorale con Roberto Gualtieri, Nicola Zingaretti e Goffredo Bettini ecco spuntare l’ex vice sindaco della Raggi, quel Luca Bergamo che di Roma è stato il prosindaco negli ultimi anni e il grande pontiere tra Cinque Stelle e Pd nella Capitale. La nemesi del Movimento che diventa corrente del Pd come nei peggiori incubi di quell’altra parte dei grillini, l’area Raggi-Di Battista. La destra interna che si riorganizza con Raggi che si fa una corrente e Di Battista che sogna di farsi un partito, magari per allearsi in cordata con il suo sparring partner, Gianluigi Paragone. Ma il corpaccione del Movimento non si muove. Attende un Godot che non arriva.

“Siamo in attesa”, confida Vincenzo Spadafora al Riformista. “Siamo in attesa delle nomine, di una riflessione sulle amministrative, di una linea politica. Siamo in attesa… questo è il clima oggi”. L’attendismo contiano non fa i conti con l’agenda vera della politica, che sta già guardando oltre i ballottaggi. Al posto di Gualtieri chi correrebbe, alle suppletive del collegio Roma centro? E più il Movimento si interroga, più la voce della calata di Grillo a Roma svanisce. Il garante fa sapere che non dovrebbe scendere nella Capitale né questa né la settimana prossima: lo ha assicurato lui stesso a chi lo ha sentito in queste ore, dopo che con forza erano girate voci di un suo arrivo imminente per sedare una ennesima volta gli animi di un Movimento in rivolta. Grillo resta a Genova, e alla luce della Lanterna legge i malumori degli eletti per quello che in molti, nelle chat interne, etichettano come un ‘appiattimento sul Pd. Per il fondatore del M5s l’asse con i dem “non è in discussione”, così come il sostegno al governo Draghi. L’alleanza col Pd “va preservata”, ha ribadito a chi gli è più vicino – riporta l’Adnkronos – pur riconoscendo che il Movimento, ora più che mai, ha bisogno di uno scatto di reni, di definire con forza la propria identità.

Resta poi freddo Grillo, riportano le stesse fonti, verso il neo presidente del M5S, Giuseppe Conte, nonostante i contatti tra i due. Ma il tono che Grillo usa quando parla con terzi del nuovo leader, raccontano, ricalca quello usato nell’intervento per la chiusura della campagna elettorale di Virginia Raggi a Roma, dunque ironico da una parte – “il nostro Mago di Oz” – ma anche pungente, “ora è in giro nelle piazze e inizia a capire qual è il vero senso di direzione del M5s”. Non solo. Grillo, che tiene vivi i rapporti con Davide Casaleggio nonostante la rottura tra il presidente dell’associazione Rousseau e il Movimento, avrebbe espresso qualche dubbio anche sulla necessità del Movimento di dotarsi di una sede fisica a Roma, a due passi da Montecitorio, un altro “pilastro” del pensiero grillino venuto meno.

Per ora, però, la riunione con i parlamentari resta in stand-by, anche perché rischierebbe di peggiorare un clima già rovente. I venti del malcontento spirano infatti sia alla Camera che al Senato. E anche Grillo, fiducioso che l’arrivo di Conte alla guida del Movimento li avrebbe sopiti, è rimasto deluso, riporta chi gli è vicino. Sullo sfondo, poi, le voci di imminenti addii, con una ventina di parlamentari pronti a lasciare. E con la macchina delle restituzioni – elemento non secondario – che continua a incepparsi, nonostante il divorzio con Casaleggio.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.