Matteo Renzi rinnova il look, e non solo quello. Ha messo gli occhiali, segno di maturità, e indossa un gessato nuovo. Ma il vestito vero che si sta cucendo in questi giorni è quello del soggetto riformista che – mettendo insieme Italia Viva, Azione, Più Europa e Coraggio Italia – si sta provando a immaginare per il dopo-Colle. Si prova a fare squadra a partire dall’esigenza di mettere mano a una legge proporzionale che garantisca tutti, nella prospettiva di elezioni ravvicinate. Il leader di Iv è tornato a calcare le scene televisive come ai tempi d’oro: da Giletti in prima serata, ieri a Porta a Porta, il prime time televisivo richiede l’acume di Renzi per provare a decifrare la Sfinge del Quirinale.

Matteo non delude. «Compatti sul Cav? Quella di Salvini è tattica», affonda al microfono di Bruno Vespa. Sull’elezione del Presidente della Repubblica «potrebbe esserci un ballottaggio tra Berlusconi e un altro candidato» che potrebbe essere un esponente di centrodestra, o «di area centrale, o tecnica, o di centrosinistra, un candidato di tutto il resto dello schieramento». Insomma, un «Berlusconi contro tutti», ha detto ieri Renzi. «Ma se fossi nei panni del centrodestra eviterei il ballottaggio», aggiunge il leader di Iv, che ha anche accennato al nome di Gianni Letta. L’ex premier è perplesso sull’idea di non partecipare al voto, ipotesi su cui ragionano Pd e M5s, perché sarebbe uno “sgarbo istituzionale” e soprattutto esporrebbe a un rischio: «E se poi lo eleggono?». Per questo, insiste, si potrebbe valutare “la conta”, appunto “il ballottaggio”. Né, chiarisce, considera realistica l’ipotesi di un “Mattarella bis”, sia perché il presidente uscente ha detto di non essere disponibile, sia perché «per rieleggere un presidente bisogna che glielo chiedano tutti e al momento Salvini e Meloni non ce li vedo che glielo chiedono».

La sintesi è un chiaro invito al centrodestra: non perdete l’occasione di guidare voi la partita, fate un nome che possa raccogliere un consenso anche oltre il perimetro della coalizione. Di fatto, un invito a mettere da parte la candidatura di Silvio Berlusconi e a presentare un nome che sia anche “di area” ma votabile anche da chi non fa parte del centrodestra. Sul Cavaliere, Renzi non spiega esplicitamente la propria posizione, ma di fatto la fa capire: «Il mio Pd l’altra volta ne aveva 420, meno di quelli che ha il centrodestra oggi». Dunque, «se loro sono bravi e trovano un nome che va bene anche agli altri? Game, set, match». Ma, gli viene fatto notare, non può essere Berlusconi, visto che gli altri dicono no. «La sua sintesi mi sembra difficilmente smentibile vista la discussione in corso?». Renzi però non chiarisce se Iv voterebbe il Cavaliere: «Quello che penso della candidatura di Berlusconi se mi chiama glielo dico chiaramente o se il centrodestra ufficializzerà lo dirò in pubblico. Su questo sono molto lucido e determinato».

Di sicuro, ha aggiunto: «Trovo molto sagge le parole di Letta – Letta zio – : il clima che si era instaurato per il ricordo di David Sassoli era di grande coesione e rispetto e questo dovrebbe essere il clima per eleggere il nuovo presidente. Il 27 avremo il presidente». Senza attendere oltre, Teresa Bellanova ha rotto gli indugi: «Io Berlusconi non lo voterò mai», ha detto con la franchezza che la contraddistingue. “Lingua franca” è il nome del podcast di cui Bellanova è titolare su Radio Leopolda, la nuova emittente di riferimento del mondo renziano. Roberto Giachetti ne è direttore, Marco Di Maio e Alessio De Giorgi coordinano la redazione, entrata subito nel vivo con una quindicina di podcast al giorno e ascolti che, registra la app da scaricare sullo smartphone, hanno superato sin da subito le aspettative.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.