“È il più grande onore della mia vita finora. Sono a corto di parole. È un sogno che si avvera, un sogno che mai avrei sperato di concretizzare. Non so che dire. Solo grazie”. Così esprime la felicità sui social Nicolò Govoni, il ragazzo volontario di 26 anni presidente e cofondatore della ONG Still I Rise alla notizia della sua candidatura al Premio Nobel 2020. A spingere affinchè venisse preso in considerazione il nome di Nicolò Govoni è stata Sara Conti, membro del Consiglio Grande e Generale della Repubblica di San Marino. “È la prima volta nella storia di San Marino che lo Stato candida qualcuno al Nobel. Noi siamo i primi. Perché considero questo un nostro traguardo, non solo mio. Grazie di essere rimasti al mio fianco fino ad ora. Il meglio, lo giuro, deve ancora venire. Aiutateci a diffondere l’incredibile forza della nostra Missione. Noi cambieremo il mondo, insieme, un bambino alla volta”, continua il 27enne sulla sua pagina facebook.

Originario di Cremona, Govoni è uno scrittore e attivista per i diritti umani. La sua battaglia a favore dei più deboli e di chi vive in paesi meno agiati ha fatto sì che si tramutasse in un vera e propria missione di volontariato. A vent’anni comincia la sua avventura, quando parte alla volta di un piccolo villaggio dell’India e dell’orfanotrofio Dayavu Boy’s Home. In questi luoghi ci resta per quattro anni della sua vita, riuscendo a cambiare le sorti dei bambini ospitati, dell’orfanotrofio e anche di se stesso. Infatti è proprio grazie a questa esperienza che nel 2017 lascerà l’India per andare a lavorare in Palestina e infine nel campo profughi sull’isola di Samos, in Grecia, dove in collaborazione con un’associazione del territorio, coordina un programma educativo per bambini profughi sfuggiti dalla guerra. Ma la vera svolta per Nicolò arriva nel 2018, quando insieme ad altri volontari fonda la ONG Still I Rise e apre Mazì, la prima scuola per i minori profughi proprio sull’isola greca. Il suo libro “Bianco come Dio” inizialmente auto-pubblicato come ebook diventa un caso editoriale, fino a quando la casa editrice Rizzoli non decide di pubblicarlo. Il ricavato delle vendite viene destinato dall’autore alla costruzione di una biblioteca per l’orfanotrofio di Dayavu Boy’s Home, la cui costruzione è stata avviata nel marzo 2019, e al fondo per l’educazione dei bambini. Mentre i ricavati del suo secondo libro pubblicato a giugno 2019, “Se fosse tuo figlio”, sono stati destinati alla costruzione della prima Scuola Internazionale per minori profughi in Turchia, dove Nicolò è attualmente impegnato.

LA ONG E GLI ALTRI PROGETTI – Still I Rise è un’organizzazione non governativa internazionale il cui obiettivo è offrire educazione, sicurezza e protezione ai minori profughi nei luoghi più caldi della migrazione globale. La ONG è completamente indipendente grazie alle donazioni private e non riceve finanziamenti da parte di governi e/o organismi sovranazionali. Dall’inizio della sua formazione, Still I Rise ha fornito educazione informale a migliaia di adolescenti vulnerabili e offre una varietà di classi, pasti giornalieri, supporto psico-sociale, supporto legale e protezione dei minori. Le pessime condizioni del campo di Samos e il degrado costante in cui i minori profughi sono costretti a vivere hanno spinto Still I Rise a presentare a giugno 2019 una denuncia penale contro la gestione del Centro di accoglienza e identificazione dell’isola, per condannare le violazioni dei diritti umani perpetrate contro la popolazione minorile non accompagnata che vive nel campo. Infatti a dicembre 2019 la fondazione ha presentato una causa presentata alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per salvaguardare l’integrità fisica e psicologica di cinque minori profughi non accompagnati.

Sulla scia degli obiettivi che Nicolò e l’associazione stanno tentando di portare avanti altri progetti come l’offrire educazione e protezione ai minori. Still I Rise sta attualmente lavorando per portare il proprio supporto anche in altre aree del mondo ed è impegnata nell’avvio della Prima Scuola Internazionale per minori profughi in Turchia, dove sono presenti 3,5 milioni di profughi siriani e afghani, di cui il 70% donne e bambini. L’obiettivo è quello di raggiungere e recuperare i minori profughi in Paesi come Kenya e Messico, dove si registrano costanti violazioni dei diritti umani fondamentali e fallimenti da parte delle autorità nel provvedere ai bisogni del bambino.