Sedici voti nella prima votazione, 39 nella seconda, in testa assieme a Paolo Maddalena. Si fa spazio nell’Aula di Montecitorio il partito di Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica che resta sottovoce la carta preferita di molti degli aspiranti kingmaker di queste ‘pazze’ elezioni per il Quirinale.

Il capo dello Stato uscente, che più volte ha chiarito di non essere disponibile per un secondo mandato al Colle, è ancora visto in realtà come una ‘carta jolly’ da utilizzare se non dovesse uscir un nome comune tra i partiti. 

Ad ammettere la convergenza già in questa seconda giornata su Mattarella è un senatore del Movimento 5 Stelle: “Molti di quei voti sono nostri”, ha spiegato all’Adnkronos, arrivando addirittura a quantificare in una trentina i voti grillini per il capo dello Stato. “E domani saranno certamente di più”, aggiunge la stessa fonte.

Il nome dell’attuale presidente della Repubblica, va ricordato, era già ‘uscito’ anche nelle assemblee dei parlamentari pentastellati.

Per i bookmakers infatti il capo dello Stato resta ampiamente in lizza per un bis: “Casini, Mattarella e un Draghi risorto“, dicono gli addetti ai lavori.

IL ‘CONCLAVE’ CHIAMATO DA LETTA – Chissà dunque se il nome del capo dello Stato Mattarella spunterà fuori anche nel vertice chiesto oggi da Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza agli altri leader di partito.

Una proposta, quella di un incontro tra delegazioni ristrette dei partiti, arrivata poco dopo le 19, al termine del vertice congiunto del centrosinistra allargato. Letta e soci hanno infatti deciso di non proporre una rosa dei nomi ‘Quirinabili’, come fatto invece dal centrodestra che aveva avanzato invece le proposte di Marcello Pera, Letizia Moratti e Carlo Nordio.

Nomi su cui “non riteniamo possa svilupparsi quella larga condivisione in questo momento necessario”, avevano chiarito dopo il vertice. 

Da qui la controproposta di un vertice ristretto da tenere già domani, giorno della terza votazione per il capo dello Stato (che inizierà però alle ore 11). Un ‘conclave’ che, parola di Enrico Letta, deve trovare una soluzione allo stallo: “La proposta che facciamo è quella di chiuderci dentro una stanza e buttiamo via le chiavi: pane e acqua, fino a quando arriviamo a una soluzione, domani è il giorno chiave”, ha spiegato infatti il segretario del Partito Democratico.

Centrodestra che invece potrebbe aver finora ‘coperto’ la sua carta per il Quirinale. Il nome da poter ancora spendere è quello di Maria Elisabetta Alberti Casellati, la presidente del Senato che non è stata inserita nella rosa dei candidati.

Salvini nella conferenza tenuta nel pomeriggio aveva spiegato che la sua assenza nella ‘rosa dei nomi’ era dovuta al voler che le cariche istituzionali “siano tenute fuori e abbiano in sé la dignità di essere una possibile scelta“. In realtà proprio la mancata candidatura ufficiale nella ‘rosa’ appare come il segnale di voler ‘coprire’ il nome della seconda carica dello Stato, vera carta del centrodestra per il Quirinale.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia