A chi gli diceva che la gente protestava il conte Camillo rispondeva chiedendo se questa continuasse a pagare le tasse e, alla risposta affermativa, replicava allora: “Lascia che gridino”. È la malattia della democrazia che ha corrotto e corrompe la libertà e l’uguaglianza. L’uguaglianza, devastata da un intero ciclo economico e politico, è ora ulteriormente aggredita nel tempo oscuro del virus. Non è vero, come spesso si dice, che il virus è democratico giacché colpisce chiunque. L’esposizione al rischio, le sue conseguenze dilatano e drammatizzano la diseguaglianza, a partire dal fatto che le conseguenze colpiscono gli ultimi, gli esclusi, gli invisibili. Dove sono finiti i venditori ambulanti extracomunitari che incontravamo nelle nostre strade?

Sappiamo, però, che la principale fonte di protezione, oggi, è restare a casa. Ma degli immigrati si sa che uno su tre è costretto a vivere in abitazioni fuori dai vincoli parentali, nei quartieri ghetto, e sappiamo quale deprivazione c’è nella condizione abitativa del vivere che tocca a una moltitudine di poveri. E c’è chi viene recluso in una gamma larga di luoghi di detenzione che, dentro grandi diversità, vanno dal carcere alla residenza sanitaria assistita, realtà dove spesso il corpo è legato e oppresso, e la persona viene privata di ogni cittadinanza. C’è casa e casa. E c’è chi casa non ce l’ha.

La discriminazione da reddito è già grave, ora diventa intollerabile. Il salario, lo stipendio si sono fatti da troppo bassi e incerti a drammaticamente insufficienti, e con loro, le coperture sociali come la cassa integrazione, l’indennità di disoccupazione ed altro ancora… E c’è chi reddito non ne ha affatto: sono molti coloro che stanno in questa condizione. È una vasta, drammatica realtà di povertà a cui solo l’azione dell’associazionismo pone un qualche riparo, ma la crisi sociale si fa sempre più acuta. Di nuovo, a parlare di reddito universale è il Papa e la politica ancora scandalosamente rifiuta l’adozione di una patrimoniale.

Senza giustizia in basso e senza giustizia in alto. Perciò bisogna sottrarsi all’idea ipocrita e consolatrice che domani saremo come per incanto tutti migliori, e migliore sarà il mondo in cui vivremo domani. Al contrario, proprio la precarietà, le poche certezze e il dolore di oggi da un lato, e la pochezza della politica che si ingigantisce di fronte al virus dall’altra, sono figlie di un sistema economico e di una devastazione della politica che lo hanno preceduto. Per questa ragione siamo a un bivio, tra il cambiamento necessario, difficile ma non impossibile, e la prosecuzione in un cammino che ci condurrebbe alla disfatta, di cui però molti e tanta parte della politica sembrano ignorare la traiettoria.

Avatar photo

Politico e sindacalista italiano è stato Presidente della Camera dei Deputati dal 2006 al 2008. Segretario del Partito della Rifondazione Comunista è stato deputato della Repubblica Italiana per quattro legislature ed eurodeputato per due.