L’altro giorno Marco Travaglio ha scritto sul Fatto Quotidiano un editoriale che iniziava così: «In oltre trent’anni di indagini e processi ne abbiamo viste tante, ma questa ci mancava: un pm che, appena avviata un’inchiesta, emette la sentenza, per giunta sballata, per giunta in Tv. È accaduto l’altro ieri con l’incredibile dichiarazione rilasciata al Tg3 dalla pm di Bergamo Maria Cristina Rota…». Adesso scrivo il mio commento (senza pluralis maiestatis, perché il pluralis spetta solo a Marco): «In oltre 45 anni di giornalismo ne ho viste tante, ma questa mi mancava: Travaglio che protesta perché un Pm parla in Tv…».

La storia alla quale si riferisce Travaglio è semplice. Una Pm bergamasca ha ascoltato il presidente della regione e l’assessore alla Sanità della Lombardia per stabilire se ci fossero reati nei loro comportamenti sulla prevenzione del Covid. Ha stabilito che reati non c’erano e, interrogata da un giornalista del Tg3, lo ha detto. Tutto qui. Ha fatto male la Pm a parlare in Tv. Forse ha fatto male, anche se non ha parlato per sputtanare nessuno, né per avvantaggiare l’accusa, come fanno, di solito, molti magistrati. Solo per ristabilire la verità. Ora però fatemi dire due cose sull’editoriale di Travaglio.

1) Spettacolare l’attacco: «In oltre trent’anni di indagini e processi ne abbiamo viste tante…». Capite? Ora si spiegano tante cose: Travaglio è convinto di essere un magistrato. Convinto nel profondo. Lui pensa di avere trascorso la parte più lunga e importante della sua vita nel ruolo di Pm. È sicuro di avere indagato, spiato, raccolto prove, processato, inchiodato, arrestato, forse anche condannato. In questa sua ingenua passione, devo dire, Marco è commovente. Anch’io alle volte mi immagino di esser stato il centravanti del Milan

2) Dopo questi famosi trent’anni di lavoro, improvvisamente Travaglio si è accorto che un magistrato non dovrebbe parlare in Tv. Eppure quelli che sono solitamente considerati i suoi editori (Davigo, Gratteri e Di Matteo) in Tv ci vanno spesso, o sui giornali, e parlano senza diplomazie dei loro processi. Gratteri, davanti alle Tv, prima ancora che si arrivasse al rinvio a giudizio, appena qualche mese fa, aveva condannato qualcosa come 350 indiziati e aveva sostenuto che la sua inchiesta era la migliore del secolo e che doveva essere portata come esempio nelle scuole e che era la più importante della storia d’Italia dopo il maxiprocesso di Falcone. Parlò liberamente. I giornali lo ripresero.

Gli imputati e i loro avvocati furono costretti a stare muti, perché non avevano neanche gli atti. E a nessuno, comunque, interessava il loro parere. E Di Matteo, che parla del processo trattativa-stato-mafia quasi tutti i giorni in diretta Tv? Davigo, per la verità, un po’ meno. Anche perché da un po’ di tempo non sta più in Procura. Però lo ricordo rilasciare una intervista proprio al Fatto, al suo giornale, nella quale dichiarava l’innocenza di Woodcock (forse pure a ragione…) e poi ricordo che fu chiamato a giudicare Woodcock nella commissione disciplinare del Csm e non si astenne. È finito lo spazio per quest’articolo. Peccato. Vorrei parlarvi ancora per ore dei Pm travaglisti che vanno in Tv a fare i processi. Devo fermarmi. Senza negarvi un moto di simpatia per Marco quando le spara così grosse…