Nulla si può prevedere di come finirà questa per ora informe sceneggiata che dovrà condurre alla elezione del nuovo presidente della Repubblica. In attesa del risultato, che comunque dovrà arrivare, assistiamo, inermi, ai volteggi nel nulla di una classe politica che si mostra al di sotto di ogni valutazione. Tutt’altro da una casta, che ha almeno l’orgoglio di sé stessa; tutt’altro da una classe divisa da una lotta di idee.

Nell’orizzonte visibile vediamo muoversi qualcosa di informe, dove il ruolo di ogni “parte” – i partiti non ci sono più, sono sotterrati in qualche luogo ignoto, non si può nemmeno andare ad onorarli, a portar loro qualche fiore – sta nella sua partecipazione a riunioni dalle quali scaturisce “l’idea” – come è povero, certe volte, il vocabolario, pensiamo al significato che aveva dato Platone a questa parola – che bisogna cercare il nome di una “persona autorevole”, al di sopra delle “parti”, proprio di quelle parti che sono le protagoniste dello spartito cui assistiamo. Questo potrebbe essere il segno di una coscienza del proprio limite, ma in realtà da ogni “parte” scaturisce solo una “parte”, guardiamo alla “rosa” del centro-destra. Alla quale si contrappone la riunione quotidiana Letta- Conte-Speranza, che, nel silenzio del risultato, e nella inespressività dei volti, ognuno interpreta come vuole. Mario Draghi è diventato un mondo a parte, un uomo solo, inventato, alla fine, dal genio di Mattarella.

Da quale naufragio siamo arrivati a questo punto? Uno sarebbe tentato a risalire più lontano nel tempo, ma non basterebbero le pagine del Riformista per ripercorrere una storia, e sarebbe anche impossibile descrivere la sostanziale varietà di tante congiunture, e anche la singolarità della storia politica italiana. La data in cui si avvia lo sfacelo della politica, è per me il 2018. La politica, già in profonda difficoltà per il mutamento della struttura del mondo, e delle crisi che si erano aperte, produce un cancro a cui viene attribuito un nome solare, quasi ad esorcizzarne il carattere vero: 5 Stelle, Grillini. Il grillo è un animale simpatico, che io difendo dai miei gatti, quando, in campagna, ci vogliono giocare e alla fine, dopo aver palleggiato, mangiarlo. Una parte invadente che occupa un terzo circa del Parlamento, una parte che può stare da ogni parte, e quindi da nessuna per ragioni organiche o ideali. Una parte che può stare in ogni tipo di governo, come si è visto in anni vicini. Una “parte” che ha contribuito a produrne altre, ad attribuire a Salvini, autonomizzandolo da una destra più normale, uno spazio autonomo che in nessuna altra congiuntura sarebbe stata pensabile: primo governo Conte. Una parte invadente che ha influenzato il tutto, fino a ridurlo in poltiglia, certo qualche premessa c’era, ma….

Ora, contro la propria volontà originaria e il proprio essere profondo, questa parte, in via di autodissoluzione, si è iscritta al centro-sinistra, espressione che galleggia nel vuoto, che ha perduto ogni significato culturale e politico, e anche esso si è ammalato di una malattia che si prende in contatto con chi non sta bene in salute, come detto prima. I sistemi immunitari si indeboliscono e malanni diversi invadono i corpi. La nuova destra italiana, pur essa prodotto diretto o indiretto dell’atmosfera creata dai grilli parlanti, sta lì in attesa di prendere tra le proprie mani il governo dell’Italia. Tutto questo avviene in un mondo a parte, certo è anche il prodotto di una elezione politica, ma in breve tempo tutti i produttori di voto (la società nel suo insieme) si sono fatti “da parte”, avvolti nella crisi, pandemia terribile e mortale, trovando Draghi sulla propria strada, ma non prodotto da loro, bensì da un capo dello Stato illuminato, con un alleato, maestro di tattica. Oggi Draghi è un uomo solo, ignorato dalle “parti”, unico restato sopra di esse, o l’unico ad averci tentato. Quale presidente uscirà da questo ircocervo? Perché proprio io dovrei rispondere a questa domanda? Sarà quel che sarà, come diceva la canzone.