Francesco Storace dirige Il Secolo d’Italia, dopo una vita di passione politica a destra che lo ha portato dalle sezioni del Msi ai banchi di Camera e Senato, dopo essere stato Presidente della Regione Lazio e Ministro della Sanità con il governo Berlusconi. Di quegli anni ricorda le aperture di posti letto e presidi ospedalieri («Mi accusano di aver speso troppo per la sanità») ma non rimpiange di guardare la politica con un piede fuori, da libero osservatore. Rinchiuso in casa anche lui: «Soffro di asma e devo stare attento ai polmoni. Agli inizi di febbraio mi è successa una cosa strana, una polmonite brutta. Sono stato ricoverato qualche giorno. Ma non credo fosse coronavirus».

Su Silvia Romano ha colpito la sua posizione, poi sposata da alcuni di Fdi.
Vedo una debolezza di cervelli anche a destra. Insulti, minacce. Io ce l’ho con i delinquenti somali che l’hanno rapita e sono felice di festeggiare che sia tornata viva. Convertita? Vedremo. Intanto è viva. Ma tutto questo dileggio sui social network mi deprime, non è di destra. Voglio sperare sia tutto legato all’incattivimento di questo lockdown. Ho preso a selezionare meglio i contenuti, a bloccare degli account.

Non c’è solo la Rete. Alla Camera il deputato leghista Pagano ha parlato di Silvia Romano definendola “terrorista islamica”…
Sono trasalito. E ho fatto subito un tweet: meno male che non sto più in Parlamento.

Non esiste un vaccino per le sciocchezze.
Purtroppo no. Invece spero arrivi presto quello per il Covid-19. Io sono sempre stato scettico sull’obbligo vaccinale, ma appena esce stavolta corro a farlo.

Come ha gestito questa crisi sanitaria il governo?
Se si fosse saputo che c’era un documento segreto sull’emergenza sanitaria, quando ero io ministro, mi avrebbero impiccato. Invece questi fanno quello che vogliono, decreta tutto il Premier.

È singolare per un uomo di destra accusare il governo giallorosso di autoritarismo, no?
No: la destra è per la politica autorevole, non autoritaria. E per essere autorevoli bisogna avere un’esperienza, che questi non hanno, e un consenso popolare. Di Conte non sappiamo da dove viene né chi lo ha voluto. Sappiamo solo che ci governa con questo piglio uno che non ha mai preso un solo voto nella vita.

Si trova a gestire una crisi inedita e inaudita.
Io avevo gestito un’altra pandemia, l’aviaria. Un virus che aveva messo in ginocchio l’agroalimentare. Se oggi quella tragedia è sparita dalla mente dei cittadini, vuol dire che non abbiamo fatto danni. C’era concretezza e molta sobrietà. Si seguivano le indicazioni Oms e io curavo ogni giorno l’intesa con le Regioni. Qui siamo al caos, all’improvvisazione al potere.

Conte non le piace proprio.
Conte è una nullità politica.

Venerdì arriva la mozione di sfiducia su Bonafede al Senato?
Voglio capire come fanno a salvare uno come Bonafede. Io non sono né forcaiolo né garantista, ma il tema delle scarcerazioni è grave.

Lei cosa avrebbe fatto, li avrebbe fatti morire in carcere?
All’ospedale Pertini c’è il reparto detenuti, che ho fatto fare io. C’è qualche meccanismo che non funziona, ma in testa. Bonafede è schiavo di un sistema-giustizia che non riesce a dominare.

Del caso Bonafede-Di Matteo cosa pensa?
Sulla vicenda Bonafede-Di Matteo dice bene Sansonetti, è chiaro: uno dei due mente. O forse in parte mentono entrambi. Probabilmente è vero che a Di Matteo, star dei 5s, offrirono la direzione del Dap, ed è vero che qualcuno poi sconsigliò Bonafede dall’indicarlo per quel posto.

Non è credibile che Cosa nostra avrebbe fatto arrivare il suo veto alle orecchie del Ministro della Giustizia.
Per sapere la verità c’è un solo metodo, mettere Bonafede davanti a un riflettore e interrogarlo. Se mi legge, voglio dargli un consiglio: prendi carta e penna e firma una lettera di dimissioni adesso, perché più passa il tempo e più la tua strada si farà in salita.

Di Matteo sembra tarantolato, Bonafede è in difficoltà. Lei un’idea se la sarà fatta.
Qualcuno dice che è stata l’avvocatura a dare il niet e a chiedere di bloccare Di Matteo al Dap. Ma il silenzio elusivo di Bonafede lascia pensare ad altro. Ci costringe a pensare che dietro allo stop c’è Sergio Mattarella.

Lei col Colle gioca pesante.
Con Napolitano ho vinto in tribunale, rinunciando alla prescrizione per andare a sentenza. Assolto.

Al Presidente Mattarella cosa rimprovera?
Mattarella ha consentito troppe cose a questo governo. Non lo vede che il premier fa il gradasso? Lo deve richiamare all’ordine.

Il centrodestra si sente escluso?
Non io, ma che per la prima volta non venga chiesta nemmeno una virgola all’opposizione, peraltro in una fase di emergenza come questa, è davvero singolare.

Parla anche delle nomine?
Sulle nomine c’è una cosa che vorrei dire: inorridisco nel leggere l’ipotesi di Marco Mancini a capo dell’Aise, i servizi segreti esterni. Bisognerebbe guardare meglio certi curricula, forse.

A proposito di curricula, chi ha quello giusto per guidare il centrodestra?
Io vedo bene Giorgia Meloni come leader, come guida di un governo di centrodestra. Meglio lei di Salvini, per intenderci. Oggi però contano molto i cerchi magici, e nessuno ne è esente.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.